Late Bottled Vintage Port 2008, W. & J. Graham’s, 2008, 20 gradi.


In Italia non abbiamo grande dimestichezza col Porto:c’è chi lo usa per cucinare pietanze creative o un po’ démodé (sorte questa che lo accomuna ad altri vini fortificati quali il Madeira o il Marsala), e c’è chi ne gode a fine pasto, ma costoro son pochi e i più lo fanno ben di rado. Pensare che in altri Paesi, e’ un culto o un’abitudine: in Francia – e dico Francia!- e’ uno degli aperitivi per eccellenza e se ne consuma in quantità’.
Eppure e’ un vino affascinante e con una storia da raccontare; anzi, un’epopea fatta di coltivazioni della vite eroiche, su terrazze monumentali e ripidissime, di vinificazioni laboriose, di mercanti spregiudicati e audaci. In più e’ declinato in così tanti stili di produzione che si può sempre trovare quello affine al proprio gusto o adatto all’occasione. A me piace molto il Late Bottled Vintage. Qualcuno l’ha definito: “Il Porto dell’uomo contemporaneo” ed in effetti e’ un’invenzione relativamente moderna. Di che si tratta? In sostanza e’ un compromesso tra lo stile più semplice e fruttato (il Ruby), quello più sottile e delicato (il Tawny) e quello più potente, complesso e da invecchiamento (il Vintage). Deve il suo nome curioso ad un fatto tecnico: se il Vintage viene imbottigliato di solito entro un paio d’anni, senza filtrazione (e avrà poi magari bisogno di maturare in bottiglia vent’anni prima di venire servito decantandolo dai depositi), l’LBV (vuoi farti bello? Usa questo acronimo) viene tenuto in vasche da decine di migliaia di litri per sei anni, quindi filtrato e decantato, pronto da bersi, senza ulteriori attese e decanter; e, ciò che non guasta, ad un quarto del prezzo, a compensazione della minore concentrazione. Questo di Graham’s, marchio di punta tra i tanti posseduti dalla famiglia Symington, e’ proprio buono, nel suo color rubino così ricco, profondo e luminoso, che pare raccolga in se tutto il sole che bacia le rive del fiume Douro. Intriga e ammalia col suo aroma ben intenso giovanile di frutta matura (di mirtilli, di more, di prugne e ciliegie nere, di uvetta sultanina) e di mele cotte, unita in equilibrio mirabile ad una speziatura delicata di noce moscata e cannella, e ad aromi più profondi di ombra, di notte, di autunno: il sottobosco, la pelle stagionata; ed un mentolato che sa di guazza delle sere al declinar dell’estate. La malia del suo aroma diventa amorosa carezza e passione al palato, dove un corpo imponente e robusto riesce ad avvolgere delicatamente il tuo gusto, replicando con esattezza i profumi, ma declinati in una carnalità femminile ampia e morbida, intensamente dolce ma non stucchevole, dove i tannini fini e maturi hanno lo schiocco di un bacio, l’acidità sostiene con giustezza la tensione senza aggressività alcuna e persinol’alcool, non trascurabile davvero, procura solo una benvenuta sensazione di calore, come l’amore alla fiamma del camino, senza debordare, terminando in una ricordanza appagante, piacevolmente lunga. Amico, amica che mi leggi, lascia che lui ti prenda per mano: al fine pasto, con un budino a cioccolato, o una mousse, o un gelato; o meglio ancora perché ti sia compagno in solitaria per un godimento serale, che se tu avessi il vizio del fumo sarebbe un sigaro, non una sigaretta; o, se invece sarai in vena di sperimentare, provalo sui formaggi: con un Parmigiano Reggiano maturo, o uno Stilton, come usano gli inglesi, per gusti magari a te nuovi e un po’ spiazzanti, ma in grado di solleticare la curiosità ed accendere la fantasia. Certo con lui entrerai nel mondo del Porto attraversando l’arcata maggiore.

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