Collio Merlot 2013, Colle Duga, 14,5 gradi.

Povero Merlot!

Una ventina di anni addietro i Merlot erano ricercati come il massimo piacere edonistico dalla maggior parte dei “bevitori aggiornati alla moda”, a scapito dei tanti nostri vini storici da varietà locali; e giù tutto un piantare barbatelle dalle Alpi alla Sicilia, anche in territori invero poco adatti. Oggi, invece, se vai alle fiere e osservi chi si accoda ai banchetti, amica o amico che mi leggi, nessuno ne vuol più sentir parlare: chiede piuttosto di assaggiare un Cacchione, un Praemetta, un Avarengo.

Da un estremo all’altro, purtroppo, perché l’uva merlot trova ragion d’essere in tante vigne dai suoli argillosi, umide, fredde, piovose, dove altre varietà stentano a maturare. Difatti in certi territori italiani ha trovato una collocazione importante fin dai tempi dei rimpianti dopo la fillossera, quindi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Si pensi al Friuli: la piovosità media annua in millimetri di Udine è superiore a quella di Londra.

Difatti tra i Colli Orientali del Friuli, l’Isonzo, il Collio e il Grave, si trovano diversi esempi di Merlot che esprimono una naturale compiutezza ed un senso di eleganza sfuggenti altrove -offuscati da effetti caricaturali – ed uno spirito autenticamente gastronomico.

Buon esempio è questo 2013 dell’azienda Colle Duga di Cormons: vivace, sorridente e profondo.

All’epoca del mio assaggio, il 10 febbraio del 2017, era rubino profondo ma non impenetrabile, con riflessi ancora purpurei. Lacrime sul calice molto fitte e lente e persistenti. Profumo molto intenso, in evoluzione ma ancora giovanile, fresco, giocato su note di frutta rossa dalla ricca polpa: susine, duroni amare; ma anche frutti di bosco, gelsi bianchi e neri; foglie di eucalipto, pepe bianco, un tocco di cioccolato amaro e caffè tostato, un fondo fungino e di carne.

Secco sul palato, di nerbo e corpo robusto, con tannino abbondante, di grana media, maturo e vigoroso; ampio in bocca e gustoso, media acidità, un po’ alcolico, sapido; il lauro ne arricchiva il retrolfatto. Discreto il suo allungo, un po’ costretto tra tannino ed alcol.

Sarei curioso, oggi, di leggerne l’evoluzione.

Non conosceva mollezze, questo Merlot tra eleganza, rustica grinta e succosità.

Sarà che veniva da terra di bianchi, ma – a dispetto di un contenuto alcolico tutt’altro che timido -manteneva in fondo all’anima la leggerezza di un colpo d’ali.

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