Alto Adige Sauvignon Lafoa 2005, Colterenzio, 13.5 gradi.

image

Limone pallido, limpido e luminoso, cenni di lacrime: il velo che si forma sul cristallo del calice si ritira a macchia di leopardo. Aromi intensi, ma ritenuti: fiori bianchi, sambuco, petali di pesco, prima; poi note tropicali delicatissime, mango, melone giallo; agrumi: cedro, buccia di limone maturo; la pesca bianca; la purezza di erbe aromatiche, salvia e alloro nell’aria di montagna, ed acqua fresca se avesse un odore; l’asparago tipico del Sauvignon e’ in second’ordine, su uno sfondo di tostatura e lontanissimi ricordi di vaniglia (ed è come tornare bambino ed entrare nella grande Drogheria Formaggia che stava a Milano in via Larga, con i grani di caffè e le caramelle conservati nei grandi vasi di vetro). In bocca e’ ancora più meraviglioso che all’olfatto: cremoso e fresco, di grande intensità, con un’ acidità ancora alta e decisa malgrado i dieci anni dalla vendemmia, lunghissimo, trasfigurandosi su note finali di burro d’arachide. La sensazione tattile è bellissima: calma accarezza blandisce; frusta e pulisce.  Come l’immagine di una Venere greca scolpita nel marmo è elegante e rotondo. L’immagine nuda di un grandissimo vino.
Si dice che il Sauvignon non sarebbe atto a lungo invecchiamento, ma questo mostra il contrario. Si dice che le grandi scuole del Sauvignon siano quella francese della Loira e quella neozelandese, ma questo Lafoa altoatesino di Colterenzio offre un modello terzo di perfezione intangibile.
La scoperta: ricordo come fosse oggi quella serata al Bodega di Monza, ancora ai miei primi passi nel mondo del vino, l’atmosfera raccolta della sala inferiore, grandissima e alta, ma così calda con le luci tenui e le mura di mattoni grezzi. La degustazione con cena, come usavamo, era dedicata agli abbinamenti difficili. La mia sorpresa per un Sauvignon, vino da un’uva che non avevo mai seriamente considerato e che qui mi si offriva con classe, energia e purezza. Una delle tante perle che devo agli amici Enrico e Carlo. Dopo qualche giorno l’acquisto all’Enoteca Cattaneo di Carate (era forse il 2008) e poi la cantina, attendendo per anni e anni l’abbinamento giusto, la compagnia giusta, l’occasione giusta. Lo ritrovo dopo tanto tempo ora, certo mutato  ma forse ancora più perfetto, principe e sposo magnifico su un risotto con asparagi, su pesce spada in due maniere (infarinato in padella e fritto a cotoletta), con contorno di asparagi stufati. Come tutto i vini veramente speciali, buonissimo anche da solo: ma non sprecarlo -amico, amica che mi leggi- per le chiacchiere distratte e sciocche di un aperitivo, serbalo per un’amorosa meditazione.

image

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...