Gris Lis Neris IGT 2005.

Poche terre hanno la bellezza struggente del Friuli, il suo ruvido incanto, dalla severità solenne del Collio alle piane dell’Isonzo scivolando verso il mare. Poche terre hanno saputo identificarsi così tanto nei loro vini bianchi fino sposarli in un tutt’uno con il proprio cibo e più ancora con uno stile di vita ed un modo di essere. Vai per i bar e le mescite di Gorizia, di Cividale, di Udine, di Buttrio, dei tanti altri borghi che troverai sulla tua strada pellegrina, laddove tu per l’ora e tua usanza sorbiresti un caffè: vedrai intorno lo scintillio di oro liquido nel calice; un sorriso; una chiacchiera, dura magari, come quella gente, ma mai fredda, mai sguaiata. Bianchi così radicati nella terra e nella cultura materiale da aver saputo declinare e far proprie persino le uve più internazionali, elevandole a puro specchio dell’identità del luogo, anzi di “luoghi detti” ad alta vocazione. Allora il Pinot Grigio di Lis Neris non è un Pinot Grigio -non ti sbagliare- ma un vino friulano da uva pinot grigio, con in se’ la terra la cura la rabbia friulane. La cocciutaggine persino: qualcuno diceva che le vigne di questo produttore erano su terre troppo piane. La terra qui però ha parlato. Giovane ti dava ricchezza aromi floreali e di frutta: la potenza delicata dei forti. Lo ritrovo maturo a quasi dieci anni dalla vendemmia, In veste dorata che volge al ramato, la consistenza ricca farsi oleosa, con il fascino d’unguento prezioso, vagamente orientale. Del suo aroma originale intensamente fruttato pur permane il melone, delibato nelle sue note più carezzevoli e virato al miele di spiaggia, alle noci, alla castagna, con un tocco fungino da grande Champagne invecchiato; non è stucchevolezza, perché permane a rinfrescarlo un agrume morbido, chinotto; ed ancora ha in se’ la grazia floreale, non svanita, ma resa complessa ed ancor più delicata, quasi accompagnasse su una raffinata tavola come ornamento una crosta bianca di formaggi. Se lo bevi ne godi ancora la grande struttura, l’intensità rispondente dei sapori con gli aromi, la potenza appena un po’ alcolica e la delicata raffinatezza per la quale sa smaterializzarsi sul palato pur persistendo a lungo, conservando nello splendore della maturità in bocca freschezza pura e un’acidità sempre alta, chiudendo su un finale piacevolmente amaro, come quella malinconia sottile che ti prende al crepuscolo, tanto più intensa quanto  più grande è stato lo splendore della giornata. Per me l’istante d’amore: con lui spaghetti alle vongole.

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