Fiano Vignolella 2016, Cantina Barone , 13,5 gradi.

Il Cilento si stende molle e indolente come il suono del suo nome, dalle pianure assolate e afose di Battipaglia fino alle rupi ostili di Palinuro.

In mezzo è un susseguirsi di costa dolce, di litorali sabbiosi color dell’oro, di baie incantate, di impennate improvvise di roccia: promontori più disposti ad accogliere, che a scacciare.

Verso l’interno, si levano colline dolcissime, trionfo dell’ulivo; poi monti boscosi, fitti ma mai arcigni, nemmeno nelle parti più remote, al Vallo di Diano e a Padula.

Il clima è dolce del pari: la luce luminosa del sole, intensissima per il riverbero marino, lo scalda, ma le brezze del Tirreno e quelle montane creano un gioco di correnti che lo mantiene ventilato; né manca la pioggia.

E di tanta dolcezza incantata si nutrono i frutti della terra e persino quelli del mare: dolci le alici di menaica; dolci e polposi i fichi locali; dolci, lattee e carnose le mozzarelle di bufala locali; dolce e rotondo l’olio.

La sapidità è certamente presente nei sapori di questi ed altri prodotti cilentani, che possono essere forti fino alla violenza, ma sono solo accordi in una musica che è tutta un blandire, un molcere, un obliare, un carezzare, cullando nell’abbandono di un’estasi seduttiva.

L’uva fiano, che nella fredda e montuosa Irpinia si esprime in vini di finezza e dirittura, in questo molle clima cilentano si piega anch’essa al sortilegio, modellandosi in vini ampi, maturi, rotondi, morbidi in bocca, vividi di succosità procace.

Questo Vignolella 2016 della Cantina Barone, sita in Rutino, testimonia emozionando quell’idea di Fiano territoriale.

Il suo colore limone trasparente, un po’ pallido con suoi riflessi ancora verdini e quel velo lento, più che gocciole, che lascia sul calice, può giocar l’inganno di magrezze nordiche, ma il suo profumo trasparente e paradigmatico di fiano, con agrume, farina di castagna ed erbe fresche, come la ruta, si apre a una pienezza solare e splendente, venandosi di alga posidonia, di minerali: cenni di ruggine e rena sono ricordi di giorni marini.

Più ancora, è al sorso che appaga: piacevolissimo, arioso, tra sale vivido, lucente, e misurata dolcezza. Stuzzica e blandisce: conquista con la sua rotonda tornita bellezza, mentre accoglie con la cadenza del dialetto di un poeta locale. Ha acidità media, ma non ne serve di più; e la lunghezza più che discreta, bastante; perché vive evocando sensualità e rilassatezza cilentana, e con esse emoziona.

È bianco eccellente su una varietà di preparazioni, tra terra e mare. Oggi l’ho goduto su mozzarella di bufala campana e pomodori datterini.