Bianco della Valdinievole DOC 2010 Cooperativa Montalbano

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Quante bottiglie avrò bevuto di questo Bianco della Valdinievole 2010? E quante mi han deluso, perché il vino era stanco, cotto! Eppure, ricordo bevute belle di questo vino giovane. Eppure, poche settimane fa, ne aprii un 2007, ben conservato, ed era uno splendore; ma il tappo era diverso, non l’orrore che vedo qui, maledetto truciolato di sughero – maledetta, maledetta economia! Finalmente, questa è decente. Son certo che tanti di voi nemmeno san che sia la Valdinievole; idea non hanno di quei colli festanti, dolci e austeri, delle loro castella turrite sui poggi verdi, assolati, dove cantano gli ulivi. E neppure del piano, che paradiso era; ed oggi è tutto una rovina di capannoni, di strade inutili, di barbaro abbandono. Dove fiorivano i peschi, l’insegna al neon di un distributore multinazionale: vergogna. No, oggi non voglio far poesia; è tempo di denuncia ed il motivo ce l’ho qua nel mio bicchiere.  Sveglia, gente! Ma lo sai, valdinievolino, che il tuo bianco nella Firenze antica era stimato fra i migliori? Ma lo sai che intorno a Pescia, fino alla II guerra mondiale, era tutto un fiorir di viti terrazzate -come nelle Cinque Terre- per dare un prelibato nettare? Sveglia, tu che hai terra da farci una vigna! Che cos’hai qua? Nel suo paglierino tenue, delicati aromi originali agrumati di limone, cedro, bergamotto, chinotto; poi la buccia di susine verdi, di mele, di pere; poi, ritorni vegetali: la zucchina verde, dolce e salata, la saporosa melanzana; le erbe: la salvia, la menta; e, perché no, il piu’ selvatico aroma dei frutti del corbezzolo. Lo trovi alla bocca delicato (con i suoi 12 gradi) , ma forte , con acidità non alta, ma vivida, che riempie la bocca come una scarica elettrica. Ma il corpo è fine, con un’eleganza d’altri tempi, in punta di piedi,  melodia sussurrata su tasti d’avorio. Permane però nella bocca, insistente come un buon consiglio, grillo parlante della tua coscenza. Spiccatamente salino -come tutti i vini della Cooperativa Montalbano- per una beva irresistibile, naturale, quasi fosse acqua; senza accorgersi che invece è vino, perché pensi al succo naturale della terra. Viene da una cooperativa sociale e nemmeno voglio pensare a quali altissime rese si lasciano andare le viti di trebbiano, che totalmente ne compongono il frutto. Io ci sento dentro però un tono vitale, una forza e un potenziale, che nulla può domare, che attende solo un uomo pieno d’orgoglio che lo rizzi ancora sulle sue forti gambe. Sveglia valdinievolino, hai qui un tesoro;e se lo metti in una botte grande, non temerà nemmeno i celebrati di Borgogna! Ma prima lo devi crescere nella tua vigna arroccata, con cura amorosa e rabbiosa almeno quanto quella che metto io nello scrivere. Sveglia! Fai vivere tu la terra, falla risplendere la tua terra! Tu che magari ti struggi in cassa integrazione o ti avveleni nelle serre dei fiori, alza la testa col vino bianco dei tuoi avi, che combattevano contro il tiranno Catilina, che strapparono la terra alla palude ed ai briganti. E mi sembra infine questo vino nei giorni tristi che viviamo, una parabola dell’Italia: tanto ricca di potenzialità inespresse, tanto lesta ed incurante sul viale dell’autodistruzione e della miseria.

Colli Amerini Pizzale 2010 Zanchi

La luce ad Amelia sa essere più tersa che altrove. Sia l’alba o il meriggio, essa bagna e inzuppa il cielo, la terra, le case, le antiche pietre del centro arroccato. E’ una pulizia che si sente nell’aria, che si vede ad ogni crocicchio. Se ne giova il poggio delizioso di Zanchi, che con questo Pizzale ci consegna un vino paradigmatico di un territorio e rivelatore. Nasce da bistrattate uve nostre della tradizione: grechetto, malvasia, e soprattutto trebbiano toscano, nella misura ragguardevole dell’80%. Si vinifica classicamente, semplicemente, nelle vecchie vasche di cemento; null’altro. Eppure, quanta classe, quanto stile! Amico che mi leggi, possa tu riempirti gli occhi del suo paglierino carico, a un passo dal dorato. Possa tu goderne l’aroma trattenuto e schietto di fiori, erbe, macchie: vi trovi la violetta, la foglia aromatica di pomodoro, il miele di acacia. Godine poi sul palato lo slancio tonico e snello: appena appena abboccato in apertura, prosegue pimpante, nitido e gioiosamente, lungamente salino, con una piccola una nota amaricante a smorzare il tutto, un sipario che chiude in dissolvenza. Qui, in una bottiglia, trovi i lacerti di un’antica nobiltà che si rifletteva nei bianchi del Centro;ed  i segni concreti, ormai  tracciati, di una speranza.

Bianco di Toscana Pipirì 2010 Carlo Tanganelli

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 Venne a me come un regalo gentile di chi lo produce, per quell’umana simpatia che nasce istintiva tra le persone, per le amicizie stimate in comune. Venne offerto con garbo d’altri tempi da una persona d’altri tempi, quale è il sig. Tanganelli. E questo è un vino buono: perchè lo fa chi coltiva la vite, senza usar veleni; perché lo fa semplicemente, con cura e poca tecnologia; perché ti mostra che cosa possono dare Malvasia e Trebbiano, tanto bistrattati,estirpati perfino, se trattati con amore: danno un vino morbido ma diritto, con aromi delicati ma complessi e insinuanti, di fiori di campo, fieno, sambuco, e più sotto la pietra; e t’accarezza e solletica la bocca. Non si impone questo vino, ma conversa, chiacchiera, accarezza e solletica. Poco alcolico, dà piacere e non impegna. Per tutto questo è buono: non al solo palato, ma all’anima e al cuore.