Barbera d’Asti DOCG 2014, Cantina Mosparone, 13,5.

vini leggeri, succosi e coinvolgenti, la cui dinamica gustativa stimola il sorso successivo e rende la beva particolarmente agile e gratificante”; questi intendeva proporre pubblicazione di qualche anno addietro, ad opera del l’autorevole trio Castagno, Gravina, Rizzari.

Con molta e vera modestia, credo che questo meraviglio Barbera d’Asti 2014 sarebbe degnissimo protagonista di quel libro. Questo Barbera, affinata in acciaio e vetro dopo una breve macerazione, mi pare una sorta di noumeno: la concretizzazione di quanto di bello ed ideale quell’uva ha da offrire.

Un colore rubino fitto ma trasparente, di lucentezza smagliante, con una trina di gocciole fitte e persistenti a corona.

Un profumo intensissimo, giovanile con appena qualche cenno sensuale di sviluppo. Un tripudio di frutta rossa, la classica fragola-ciliegia, freschissima, nitida, centrata, sfuma tuttavia nelle ampiezze prospettiche di un paesaggio autunnale, che sa di nebbie, di zolla rivoltata, di foglie ingiallite, di corteccia d’albero, di muschio, di sangue, di spezie: la noce moscata, la curcuma, il pepe bianco e quello nero. Forse, nascosto tra i riverberi di luce, un fondo segreto di erbe officinali.

Un sorso agile, gustoso, estremamente vibrante -la quarta corda di un violino colpita da un arco appassionato- irradiante, ritmato; dal tannino delicatissimo, fine;dall’acidità vivida senza eccessi; dalla salinità imperiosa; dall’alcol misurato ma che piacevole scalda; dalla persistenza importante, ma alata.

Ecco: il colpo d’ali fa la differenza. Come quando si ascolta un brano risaputo sotto le mani di due pianisti: le note sono le stesse, entrambi non ne perdono una, magari nemmeno una sbavatura per entrambi; il tempo scelto è lo stesso, pure le dinamiche coincidono; eppure una delle due esecuzioni è cosa viva, palpitante, la musica sembra svolgersi di fronte a noi per la prima volta, raccontando una storia: quello il genio. Il resto, è solo corretta ripetizione di eventi noti.

Così, anche se nella vita di Barbere se ne son bevute altre cento, con questa sembra di assaggiarla per la prima volta.

Non conoscevo affatto Cantina Mosparone fino al novembre del 2018, nemmeno per sentito dire. Mi accostai ai loro vini casualmente al Mercato FIVI lo scorso anno, restando letteralmente di sasso: trovai tutte le loro etichette eccellenti e rispondenti alla definizione sopra citata. Solo casualmente mi trovo ad aprire e raccontare questa prima delle altre che acquistai allora.

Cantina Mosparone si trova in quella parte del Monferrato Astigiano che confina col torinese, tra i comuni di Castelnuovo Don Bosco e Pino d’Asti. Zone che ricordo verdi, deliziose e boschive.

Fondata nel 2008, è evidentemente impostata con criteri moderni, lavorando con attenzione uve da terreni di marne grigio-azzurre posti a circa 400 metri di altezza.

Quell’insieme di territorio vocato e di modernità tecnologica origina vini di straordinaria pulizia olfattiva ed equilibrio.

Per noi oggi, sulla tavola, questo Barbera è stato eccellente con tortellini in brodo e un indimenticabile biancostato bollito di chianina, acquistato presso la benemerita Macelleria Ricci di Trequanda, Siena.

Grignolino del Monferrato Casalese 2011 Oreste Buzio

image

Il Monferrato e’ uno di quei luoghi magici dove l’opera della natura e dell’uomo sembrano congiungersi a formare un equilibrio ideale di forme e colori, che si susseguono nella fuga armoniosa di colline, di poggi e castelli; e le viti l’adornano come merletti. Qui nasce un vino rosso, il Grignolino, diverso da ogni altro: era favorito, si dice, alla mensa dei Savoia. Certo aristocratico, perché questa è la caratteristica stessa dell’omonimo vitigno: dalla resa quantitativa incerta, sensibile alle malattie, di acino piccolo. Questo di Oreste Buzio – tratto da uve biologiche – ne è una campione esemplare: sembra tradurre alla lettera le indicazioni del disciplinare. Troviamo in lui quel rubino chiaretto, il profumo delicato, il sapore asciutto, leggermente tannico, dal finale gradevolmente amarognolo. Ma c’è di più , da raccontare per lasciarsi affascinare, oltre la sua finta semplicità: l’ apertura floreale, di rosa, che sfuma pulita nel ribes, nella fragolina di bosco, nella ciliegia, frutti tutti umidi di rugiada; e poi trascolora nella dolce speziatura di noce moscata e di chiodi di garofano, e chiude su una trinciatura minuta di liquirizia amara ed appena minerale; per un corpo finissimo, quasi sottile, ma che è rotondo e ha uno slancio al palato clamoroso e croccante per il contrasto dolce e sapido: quasi un rosolio salato. Con una persistenza così lunga in relazione al corpo minuto: fosse un’attrice, sarebbe Audrey Hepburn. Vino di festa, ma domestico, degno di piatti che erano la sigla del piccolo lusso delle occasioni speciali: il brodo di cappone, la gallina lessa e magari ripiena. Un grande vino -che con un po’ più di complessità e rotondità diresti eccellente- ad un prezzo piccino: se onesta come l’Enoteca Vanni di Lucca, che me l’ha consigliato, solo una manciata d’euro.