Musaico Colline Del Genovesato Rosso IGT 2008, Bisson, 14 gradi.

image

02/07/2013 Quando pensi al Levante ligure -dì il vero!- pensi ai vini bianchi: quella costa incantata, che da Genova scende a Portofino, per aprirsi ai golfi del Tigullio prima e di La Spezia poi, sembra fatta apposta per maritarsi col mare; e che la terra debba generare, proseguendo la magia, bianchi freschi e succosi, ad esaltare nell’unione perfetta il pesce. Ma tu, l’hai mai visto l’interno, con le valli ombrose e selvatiche, strette fra crinali di roccia? Quella terra  generava le milizie che scendevano a mare, sulle galee in tempo di lotta, sui pescherecci in tempo di pace. Lì si raccontano altre storie liguri: l’agricoltura, l’allevamento, la pastorizia, le cacce. Si dice pure di andate e ritorni: e perché sennò qui l’uva dolcetto la chiamerebbero i vecchi, in forma dialettale, Munferrà, se non a rimarcarne un’origine oltre confine, di là delle creste selvose, dei valichi impervi? E sia. Questo Musaico di Bisson: 70% dolcetto, 30% barbera: uvaggio di tradizione. 14 i gradi. 2008 l’annata. L’apro temendolo passato (ohimé l’odioso tappo siliconico) ed invece mi sorprendo. Mi lascio, anzi, felicemente sorprendere. Rubino medio il suo colore, ma già il bordo sfuma in un riflesso granato. Lo verso ed una scorrevolezza liquida, morbidamente, sorveglitamente sensuale, pervade il calice, liberando -immediato- un aroma intenso.Certo: mirtillo, lampone, mora; ma soprattutto è il rovo che emerge, le sue foglie, il suo legno, riarsi dal sole e dalla salsedine che al crepuscolo risale dal mare e si deposita sulle macchie: sui lentischi, sui ginepri, sui corbezzoli, sugli aghi dei pini e sulle loro cortecce, creando un manto notturno odoroso, il respiro lontano e potente del mare. In bocca è saporito, nervoso per l’articolazione sul palato e l’acidità che pulisce; profondo e scattante. Sopratutto e’ salino, pretendendo di continuo la beva,perché con arguzia sarcastica il palato ti solletica; ed alla beva allegro ti trascina. E’ rustico, col suo tannino terroso; eppure elegante per la sua giusta lungezza, il calibrato corpo, l’assenza totale di ogni infingimento. Propriamente ligure in questo: spiccio, quasi scontroso, eppur caldo, eppure pulsante di Mediterranea luce. Godilo con le carni e con formaggi stagionati; oppure -ascoltami- a mio rischio l’oserei perfino su certi tranci di tonno, su certe zuppette saporite di pesce; ma attento: vuol che i cibi siano  come lui, autentici e veri. In questo, spietato, non perdona.

per saperne di più: http://www.bissonvini.it/