Rosato IGT Toscana 2019, Sanlorenzo, 14 gradi.

Superato il fitto bosco, quando si arriva sulla sella ariosa dove sorge la cantina di Sanlorenzo, viene fatto di fermarsi in limine: oltre ci sono le vigne digradanti, e ancora boschi, e acque, chissà; ed un orizzonte infinito che si spinge oltre i monti fino al mare, sorvegliato dall’Amiata massiccio, a sinistra, limitato dalla Val d’Arbia misteriosa, a destra. Bisognerebbe essere uccelli e spiccare il volo per superare quella soglia fatata; invece lì si resta, figurandosi spazi distesi, concavità discrete, luci e ombre, animali nascosti, fiori sperduti come gioielli lascati cadere negletti da un sovrabbondante scrigno. Intorno, i grappoli turgidi danzano al sole.

A 500 metri d’altezza, questa terra è vocata per Brunello eleganti e robusti.

Dal 2014 però, Luciano Ciolfi, anima di Sanlorenzo, ottiene dalle sue uve anche un rosato, col salasso di piccole quantità di mosto.

Ho avuto la fortuna di poterne assaggiare tutte le annate, fino alla 2019, ultima imbottigliata.

Sei vendemmie sono una traiettoria sufficientemente lunga per delinearne i caratteri fondamentali: è un rosato estremamente elegante, potente, ricamato e preciso, di una naturalezza disarmante.

Pur restando se stesso, legge in trasparenza ogni annata, sempre diverso: ad esempio, il 2019 spicca per mineralità e gentilezza, felicemente abbinandosi al pesce; certi millesimi, più ampi e sul frutto, si accostano gioiosi a piatti di terra.

Sarebbe interessante affrontarne una verticale: non teme certo qualche anno di invecchiamento.

Mi risuona sempre l’idea che sia un’essenza di Brunello: intendo un Brunello spogliato della sua massa, dei suoi tannini, ridotto a un’idea primigenia e rarefatta di profumi e sapori, lieve ed etereo come un aquilone di carta, alto nel cielo per un soffio di vento. Ecco la magia: ha nel suo colore certi attimi sospesi tra tramonto e crepuscolo, come li ho visti in inverno dai pendii di Sanlorenzo, che durano un nulla come le cose belle, come il piacere abbagliante di questo Rosato.

Questo 2019, che accanto all’abituale affinamento in tonneaux, ha visto il passaggio di una piccola quantità in clavier, è di tinta bellissima, trasparente e luminosa, dai riflessi vagamente ramati da cipolla di Certaldo, con gocciole fitte, veloci, persistenti.

Il profumo è molto intenso e molto complesso, elegantemente sfumato e musicalmente fuso: in lui trovo fiori secchi di campo gialli e viola, tanta camomilla. Poi frutta mediterranea e antica: arancia, corbezzolo, giuggiola; la suggestione esotica del lichi contrapposta a una nordica mela verde; e la paglia, il fieno che asciuga al sole, struggente evocazione campestre da quadro macchiaiolo; lo iodio, il ferro: sentimenti marini e guerrieri addolciti da una spaziatura molto tenue, molto dolce, di cacao bianco; infine, note di alloro e di resina, tra lo splendore ordinato di un giardino e l’ombra gentile di un bosco.

Corpo ampio, gran stoffa, attacco energico e dolce, corrente salina continua, acidità franca e decisa, tengono e ritmano l’incanto trasognato dei profumi, con un alcol presente, in ottimo equilibrio, che carezza il palato. Il sorso è avvolgente, secco, slanciato, notevolmente persistente, ma ben calibrato per esaltare la tavola, con una scia minerale e salina che pulisce e rinfresca; quasi fosse un’acqua profumata, sapida, saporita, insieme fresca e calda.

Eccezionale e beverino, sulla mia tavola, con un gran fritto di mare: perfetto per morbidezza, profumo, pulizia del palato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...