Benvenuto Brunello 2020: e vita sia.

Quel che gli racconterò.

Il 7 febbraio 2020 è nato mio figlio Iacopo. Il mio primo figlio. Voluto, desiderato.

Sarebbe dovuto nascere il 17. Mentre era in pancia della madre, già quest’estate gli dicevo: “Dai Iacopo, anticipa un po’, così andiamo a Benvenuto Brunello”. Per meglio convincerlo l’abbiamo portato lì due volte durante la gravidanza a respirare l’aria di Montalcino, a goderne il sole estivo, a sentirne l’abbraccio caldo, amichevole, familiare.

E lui mi ha ascoltato, presentandosi 10 giorni prima all’appuntamento. Quindi ci siamo messi in viaggio con questo bimbo di due settimane, che ha sconvolto ritmi, programmi, abitudini.

È andata bene così: volevo essere alla manifestazione, vedere gli amici, godermi un poco quella terra bellissima, magica nell’austerità silenziosa dell’inverno; volevo portarci Iacopo, perché la vedesse e stampasse in quei suoi occhi tondi ed ignari, sentisse quei profumi e ascoltasse quella calata, appena un po’ diversa, ma solo un poco, da quella dei suoi avi: di mio padre, del quale eredita il nome, dei miei nonni, e di altri due Iacopo a noi cogniti che lo hanno preceduto, sempre col salto di una generazione, rinnovando quasi casualmente un’usanza forse ancora più antica, chissà.

È stato il suo primo viaggio e non poteva essere altrimenti: destinazione Toscana.

Perciò, se ci siamo persi la tradizionale cena al Giglio, l’altrettanto abituale fine serata mondano alle Logge, se ho assaggiato meno vini e con meno metodo per passare più tempo con la mia famiglia, ho goduto in cambio una dimensione umana straordinariamente affettuosa: emozioni che porterò per sempre con me e che magari un giorno racconterò a Iacopo.

Gli dirò di una cena meravigliosa a casa dell’amico Stefano, con una carbonara indimenticabile e 4 bottiglie di vino godute fino alla goccia; dell’abbraccio con Monica, babbo Enzo e Rachele; dei baci che gli ha mandato Raffaella; dei complimenti di Gianluca; degli auguri di Jessica, che compie gli anni il suo medesimo giorno; dell’aperitivo da Luciano al crepuscolo, la prima visita in cantina della sua vita; della cena da Alessia con i tordi, alla quale abbiamo dovuto rinunciare per le sue bizze; del regalo di Giorgia, Lusi e Luciano; dell’affetto che lui, inconsapevole, e noi, sorpresi, ci siamo trovati attorno.

E gli racconterò tante altre cose di quei 3 giorni. Magari qualcosa anche sui Rosso e sui Brunello assaggiati dal suo babbo nei chiostri del museo mentre la mamma lo portava nell’ovetto tra le vigne.

Una storia, tante annate.

Gli racconterò la storia di quel giorno, di come mi alzai presto lasciandolo a dormire nel lettone con la mamma, sotto quei travi che l’affascinavano tanto, uscendo nel silenzio freddo dell’alba, per risalire dalla Crocina verso il Greppo e più su a Montalcino; della passeggiata per le vie ancóra sonnolente, con le serrande mezze abbassate, e le scope di saggina che si affaccendavano pigre rassettando i segni del divertimento notturno, mentre nell’aria si spandeva l’aroma di caffè. “A quell’ora, figlio mio, Montalcino era intima come un piccolo salotto, sul quale si affacciava l’uscio di ogni casa”.

Gli dirò di come prima degli assaggi ci furono abbracci e saluti e di come mostrai le sue foto, con quell’orgoglio un po’ stralunato e fuori luogo che hanno tutti i padri.

Finalmente gli parlerò di quell’annata 2015, tanto attesa e già decantata mentre il vino era nei tini.

– F: ” L’annata 2015, me la ricordo: l’estate era stata piuttosto calda, e asciutta senza eccessi. Qualche pioggia al momento giusto aveva evitato troppa sofferenza per le piante. Non erano stati necessari molti trattamenti per avere uve sane. Però il calore continuò fino all’epoca di vendemmia e c’era stata tanta luce: non era facile governare la pianta, mi dicevano, guidare e contenere la produzione di alcol. I vini nelle botti erano potenti, con i tannini scalpitanti.”.

– I: “E, babbo, com’erano i vini una volta in bottiglia?”.

– F: “A Benvenuto Brunello 2020? Generalmente armoniosi o, meglio: tutti più o meno con un bel corpo che li rendeva già molto piacevoli ed ampi. Perché, a ben vedere, in qualcuno il tannino era sovrabbondante rispetto all’acidità: non ne ricordo di particolarmente spiccate, ma per fortuna sopperiva spesso la salinità (una caratteristica troppo trascurata quando si assaggia). Generalizzando parecchio, più pronti e accomodanti quelli del versante sud, più indietro e tesi quelli del versante nord, con una riserva di freschezza per quelli delle quote più alte. Tutti vini comunque più di bocca che di naso all’epoca della presentazione, a differenza della 2014 e, in parte, della 2013: c’erano anche bei profumi, ma dovevano ancora farsi le sottigliezze; insomma, vini di una certa potenza, piacevoli, ma ancora un po’ squadrati.”

– I: “Da lungo invecchiamento?”.

– F: “Non so, quello lo scopriamo ora aprendo le bottiglie. Non mi aspetto di trovarle tutte in grandi condizioni, per via di quelle acidità non spiccate; però il Sangiovese di Montalcino spesso sorprende, vedi l’annata 2003: tanto criticata, perché caldissima in estate, con tanti vini che appena imbottigliati sembravano maturi e evoluti, aperti poi dopo 15, 20 anni erano freschi e buonissimi.”.

– I: “ I Rosso di Montalcino come ti sembrarono? Li apri sempre volentieri.”.

– F: ” Sì, sono un sorso confortevole…Dunque, c’erano i 2018 ed alcuni 2017. Sai, è sempre difficile giudicare l’annata partendo dai Rosso, perché ognuno segue la sua filosofia produttiva, più che per i Brunello. Direi che i 2017 avevano un bel frutto maturo, però l’annata secca lasciava scodate d’alcol sul finale di alcuni vini. A conti fatti avevano anche loro una certa squadratura, in quel momento. Qualcuno diceva che le migliori basi le avessero lasciate per i Brunello… A me erano piaciuti di più i 2018, perché mi sembravano più slanciati, in linea con una certa immagine che ho del Rosso”.

– I: “I Riserva?”.

– F: “Ce n’erano poche, nel 2014 si erano azzardati in pochi a imbottigliarla. Comunque Brunello di Montalcino Riserva 2014 alla manifestazione non ne assaggiai. Però c’era un Riserva 2013 che era un campione.”.

– I: “Ti ricordi quale?”.

– F: “Certamente. E comunque ho ancora tutti gli appunti…aspetta…dunque…eccoli qui.”.

F: “Considera che furono tutti assaggi in piedi, ai banchetti, in modo rilassato tra una chiacchiera e l’altra.”.

– I: “Va bene, giusto per farmi un’idea.“.

– F: “Poi, assaggiai dopo una cena piuttosto impegnativa…ma tu non prendere esempio.“.

– I: “Babbo!“.

I vini assaggiati a Benvenuto Brunello 2020, in data 22 febbraio, sabato.

Fattoria dei Barbi

Rosso di Montalcino 2018: freschi profumi; sorso guizzante, lieve, salino. Un’idea di Rosso di Montalcino personale, coerente, quintessenziale.

Brunello di Montalcino 2015: vino di misurata potenza; sorso dolce di frutta, armonico, con materia tannica matura e tenacissima. Produzione importante: 149.000 bottiglie.

Brunello di Montalcino “Vigna del Fiore” 2015: notevole struttura in divenire, già fascinosa; al sorso nobile arancia matura. Termine di confronto rispetto al precedente: 6.600 bottiglie.

Tre declinazioni diverse e belle del Sangiovese di Montalcino, personalità distinte che non rinunciano alla classicità. Malgrado le tirature importanti si mantiene una trasparenza artigianale, anche nella lettura delle annate.

Baricci

Rosso di Montalcino 2018: vino molto fresco, profumato di fiori di campo; sorso succoso, slanciato, di estrema continuità e fusione.

Brunello di Montalcino 2015: gran stoffa: integro, continuo, armonico, persistente; dissetante per l’acidità piacevolissima.

Due vini di classe, che riflettono le qualità della fresca collina di Montosoli ed il lavoro tenace dell’azienda.

Canalicchio di sopra

Rosso di Montalcino 2018: saporito, profumato: fiori e ciliegie; sorso dinamico, dialettico, di vivace freschezza.

Brunello di Montalcino 2015: vino di corpo, stoffa, energia, ha un profilo nordico: le erbe sposano la frutta rossa nel profumo e nel sorso continuo.

Brunello di Montalcino “La Casaccia” 2015: profilo simile al precedente, ma più profondo; si aggiungono fiori e ferro.

Vini di profilo caratteristico: diritti, di grande struttura e piglio, non intransigenti però: eleganti.

Col d’Orcia

Brunello di Montalcino Riserva “Poggio al Vento” 2013: monumentale, vibrante, old style, pieno di grazia. Profumi variopinti, di complessa articolazione; sorso di profondità abissale, armonico, fitto, setoso.

L’ultimo assaggio della giornata comporta comporta la rinuncia agli altri vini della firma, ma è un gran finale: vino memorabile. Anno dopo anno, un caposaldo della denominazione.

Fuligni

Brunello di Montalcino 2015: bellissimo colore aranciato-rubino, trasparente e luminoso. Vino puro, molto arioso al profumo e all’assaggio. Sembra di respirare l’aria delle campagne di Montalcino, tra terra, fieno, boschi, frutta rossa e fiori. Ampio e glicerico al sorso, cela con sensualità femminea tannini ed aciditá virili.

Questo Brunello condensa in sé apertura e struttura: il meglio dell’annata in forme tradizionali.

Gianni Brunelli – Le Chiuse di sotto

Rosso di Montalcino 2018: stoffa tenace e flessibile, profumi di raro fascino, ematici e speziati.

Brunello di Montalcino 2015: vino armonico, avvolgente, lungo, col sorso sulla vena salina.

Vini di naturale rifinitura quelli de Le Chiuse di sotto. L’annata 2015 sembra comprimere, in questa fase, i profumi, solitamente tra i più appaganti della denominazione.

Il Marroneto

Rosso di Montalcino 2017 “Ignaccio”: vino bello e luminoso; colore trasparente, affascinante, antico; profumo molto spiccato di fiori e ciliegie; sorso energico e delicato, appena caldo nel finale.

Brunello di Montalcino 2015: vino di corpo e gran stoffa; bellissimo colore tenue; profumo di rosolio, di liquore di ciliegie; sorso intenso e potente, dal finale lungo e evocativo.

Vini aristocratici e di carattere, tradizionali, di espressività rara e peculiare: il Brunello, in specie, possiede l’aura di certi fondo oro trecenteschi. Un rammarico: la celebre selezione “Madonna delle Grazie” non era disponibile al banchetto al momento dell’assaggio.

Il pino – Fattoria del pino

Rosso di Montalcino 2017: vino di matura dolcezza fruttata al naso e al sorso, dove è evidente il contrasto salino e recupera freschezza nonostante un lieve sbuffo alcolico finale.

Brunello di Montalcino 2015: carezzevole, elegante, molto lungo, di matura dolcezza fruttata, con un tannino importante.

I vini di Jessica Pellegrini, dai colori e trasparenze bellissimi, sono musicali: possiedono ritmo e una comunicativa naturale.

Lisini

Rosso di Montalcino 2018: vino di corpo e trasparenze, l’amarena spicca al profumo ed al gusto. Molto tannico, forse anche “di botte”.

Brunello di Montalcino 2015: vino di corpo e stoffa; dolce e avvolgente, delicato e gentile, tuttavia molto lungo.

Lisini propone due vini di impianto classico: notevole il Brunello, il Rosso mi sembra soffrire un po’ la confezione, almeno in questa fase.

Mastrojanni

Brunello di Montalcino 2015: vino completissimo, profondo, di corpo, ma con stoffa gentile; profumato di terra e di arancia, che ripete al sorso: lungo, strutturato, avvolgente, saldo per tannini e acidità.

Brunello di Montalcino “Vigna Loreto” 2015: vino simile al precedente, ma più profondo e lungo; indietro nella sua definizione.

Mastroianni presenta un’accoppiata di invidiabile caratura, esempi di struttura ed eleganza perfettamente fuse.

Padelletti

Rosso di Montalcino 2017: vino di colore bellissimo e bellissima proporzione; eloquio naturale, sorso setoso, caldo-fresco, riccamente glicerico, così da avvolgere perfettamente un tannino molto importante. Perfettamente equilibrato.

Brunello di Montalcino 2015: vino di superiore eleganza, potente, sinuosamente femminile; profumo pulito, molto naturale, vi spiccano ciliegie mature, spezie, arancia nel retrogusto – e, vivaddio, l’uva; sorso glicerico, di eccelsa qualità tannica.

I vini di Padelletti sono stati la sorpresa tra i miei assaggi. Li ricordavo di stile antico, ma nervosi, talvolta ossuti; li ritrovo fedeli alla tradizione, ma con un’armonia nuova e seducente. Lasciano il segno.

Pietroso

Rosso di Montalcino 2018: vino di nordica eleganza, boschivo e ferroso. Sorso attualmente un po’ accidentato, con finale alcolico, ma affascina.

Brunello di Montalcino 2015: vino di pieno corpo e sentimento boschivo; armonioso, sia nei profumi, sviluppati in primari e terziari, che nel sorso: potente, sciolto, lungo.

Il carattere peculiare degli ottimi vini di Pietroso, marcato dalle vigne alte, emerge nitido anche in queste annate prive di somiglianze.

Podere Le Ripi

Rosso di Montalcino “Sogni e follia” 2016: vino di notevole caratura e buon gusto, sfumato e continuo.

Brunello di Montalcino “Amore e Magia” 2015: vino di gran stoffa, pieno, sfumato e fresco, con tannini ampi, di eccezionale qualità.

Continua la rotta intrapresa negli ultimi anni: vini eccellenti, di naturale eloquio e trasparente appartenenza ai quadranti meridionali della Denominazione.

In assaggio anche un bianco di trebbiano e malvasia toscana coltivate sul versante ovest di Montalcino, macerate sulle bucce per otto mesi: un vino sapido e vitale, profumato clorofilla, fiori, bianchi, camomilla.

Poggio di Sotto

Rosso di Montalcino 2017: semplicemente buonissimo: lieve, armonioso, ricco di struttura, ha grazia e spirito d’altri tempi.

Brunello di Montalcino 2015: vino di grandissima stoffa e struttura; con lievità dissimula il tannino importantissimo, la prestanza acida. Buono ora, ha lunga prospettiva.

Conseguimenti ispiratissimi, di carattere; prossimi – il Rosso particolarmente- alla poetica di celebrate vecchie annate aziendali, più che alla recente, geometrica perfezione.

Tenuta San Giorgio

Rosso di Montacino “Ciampoleto ” 2018: vino di tecnica perfezione. Profuma di confetto e caffè in polvere, ha sorso avvolgente e lineare.

Brunello di Montalcino: vino di corpo, stoffa armoniosa ed avvolgente, profumo e gusto ricordano il confetto.

Stessa proprietà di Poggio di Sotto, vigne confinanti, vini diversi: più lineari, più rassicuranti.

Poggio Lucina

Rosso di Montalcino 2017: vino di carattere ardente, dal tannino potente.

Brunello di Montalcino 2015: vino potente, molto tannico, con sorso e profumi in assestamento, ha materia intransigente, da domare.

Azienda del versante settentrionale della Denominazione, cerca caparbiamente la sua strada: vini caratteriali, ma c’è materia e progresso nello stile, specie col Rosso.

Ridolfi

Rosso di Montalcino 2018: vino di grande eleganza e stile antico. Quintessenziale: freschissimo, floreale, ha sorso salato e continuo.

Brunello di Montalcino 2015: vino di bella stoffa, per struttura e continuità tattile. È tuttavia assai marcato dal legno al momento dell’assaggio: peccato.

Il Rosso conferma le recenti ottime prove di questa Azienda del quadrante settentrionale della Denominazioni. Il Brunello risente forse della gioventù del parco botti, in questa fase almeno.

Salvioni – La Cerbaiola

Rosso di Montalcino 2018: vino giovanissimo, di stoffa ed energia superiori: una scarica elettrica. Freschissimo: profuma di melograni e fragoline, di arance e mandarini. Acidità e tannini di gran caratura.

Brunello di Montalcino 2015: vino di stoffa eccezionale, completo: è integro, fresco, profondo, potente, continuo, saldissimo, lungo.

La famiglia Salvioni presenta un’accoppiata di Sangiovese indimenticabile.

San Giacomo

Rosso di Montalcino 2017: vino di immediata piacevolezza, sul frutto e polposo. Valida aciditá, tannino grintoso.

Brunello di Montalcino 2015: vino dal bellissimo respiro, etereo e old style. Profuma di arancia, iodio e cipria. Ha tannini ben integrati.

Consapevolezza crescente e conseguimenti validissimi : ben gestita la 2017 nel Rosso, la 2015 propizia un Brunello molto buono.

Sanlorenzo

Rosso di Montalcino 2017: vino giovanilmente rubino, di grande eleganza e profondità, con tannino abbondante, di qualità, ed un finale sfumato, armonioso.

Brunello di Montalcino 2015: vino di stoffa eroica: la tinta vira all’arancio, gli aromi hanno grande profondità, il sorso è polposo, avvolgente, piacevole. Futuribile su tannino e sale, più che su aciditá.

I vini di Sanlorenzo leggono le annate con trasparenza: grande eleganza e spessore sono il costante filo rosso.

Tenuta Le Potazzine

Rosso di Montalcino 2018: ancora nervoso al momento dell’assaggio, si può intuire speranzosi la trama leggiadra.

Brunello di Montalcino 2015: vino in definizione, si intuisce la trama sussurrata, il profumo floreale, il sorso centrato, l’ossatura giustamente tannica.

Limite mio forse, ma spesso fatico a leggere i vini de Le Potazzine a Benvenuto Brunello, salvo restare ammaliato dal loro inconfondibile lirismo dopo poche settimane. Difficoltà confermata quest’anno, specie col Rosso.

Terre nere

Rosso di Montalcino 2018: vino di polpa, dal corpo pieno e molto armonioso, integro e potente, tutto frutta e sale.

Brunello di Montalcino 2015: di un bel rubino aranciato, è vino di gran stoffa: velluto e seta; è lungo, armonioso.

I vini della famiglia Vallone si confermano tra i più affidabili. Soprattutto, sono accoglienti, setosi, ben leggendo l’area meridionale della Denominazione.

Tiezzi

Rosso di Montalcino “Poggio Cerrino” 2018: mantato rubino-porpora, è vino giovanissimo, pienamente sul frutto, di struttura equilibrata.

Brunello di Montalcino “Poggio Cerrino” 2015: vino di gran stoffa e struttura. Pieno, potente, energico, persistente, molto tannico, sa di frutta matura.

Brunello di Montalcino “Vigna Soccorso” 2015: vino di stoffa e struttura eccezionali. Il sorso inizialmente lieve dispiegasi alato in setosa, decisa potenza; lunghissimo, di ampia qualità tannica.

Vini buonissimi, territoriali, trasparenti, di carattere, traggono il meglio dalle due annate. Il riassaggio del Brunello di Montalcino Poggio Cerrino 2014, dal profumo ombroso e affascinante, ricorda quanto l’annata sia ingiustamente trascurata.

Ventolaio

Rosso di Montalcino 2018: respiro bellissimo, arioso e pulito, con la particolare speziatura del Ventolaio, qui quasi piccante, tra curcuma e pepe verde. Ha sorso essenziale, continuo, senza scalino.

Brunello di Montalcino “Colle del Fante” 2015: vino di immediata piacevolezza, ha bel fiato, terroso e affumicato, e sorso dolce, fruttato, con ritorni agrumati. Da vigne giovani.

Brunello di Montalcino 2015: vino di stoffa, le eleganti trasparenze ne svelano il carattere d’altura. Speziato, pieno, strutturato, armonioso, lungo, futuribile.

Vini di innata eleganza, con profumi originali e peculiare tessitura. Le vigne alte, ventilate, e le mani dell’uomo disegnano affascinanti equilibri.

Epilogo

Tornammo da Montalcino la domenica 23 febbraio, dopo gli ultimi saluti. Un viaggio lunghissimo, col bimbo assai agitato e continue preoccupanti notizie sulla diffusione del covid-19. Evitammo gli autogrill ed ogni contatto con altre persone.

Entrati in casa, non ne siamo più usciti, se non per ritirare qualche pacco in portineria e gettare i rifiuti. Sono ormai sei settimane, entriamo nella settima. Fortunatamente abbiamo un balcone arioso.

Scrivo queste note ancora in piena emergenza sanitaria, con il suono delle ambulanze che rompe un silenzio inimmaginabile per la metropoli lombarda; negli occhi ancora le immagini delle terapie intensive, dei camion militari che trasportano i feretri lontano, delle piazze vuote.

C’è la preoccupazione per se stessi, per i propri cari. Qualche conoscenza è stata colpita, alcuni sono in ospedale, qualcuno non è più.

Non sappiamo per quanto durerà e dovremo convivere col morbo, indossando guanti e mascherine, salutandoci a distanza. Non sappiamo se riapriranno quelle serrande abbassate, quanto a lungo le aziende si reggeranno.

Nascosto nel profondo, inconfessabile, un sentimento: la paura, che pugna costantemente con la speranza.

Penso a volte alla casa in Toscana, chiusa e silente da mesi, all’orto dove l’erba sarà ormai alta, i fiori secchi, gli ulivi, i cachi, i susini, i corbezzoli, i melograni, il fico, il filarino di viti, i rosmarini, tutti bisognosi di cure e potature, che ora nessuno può dare.

Penso ai miei nonni al cimitero, che nessuno può andare a trovare: passarono la guerra e il loro ricordo mi incoraggia. Penso ai miei genitori, ormai anziani anch’essi, chiusi tra quattro mura, che non possono stringere il nipotino tanto agognato.

Talvolta, per distrazione, mi figuro i luoghi che mi sono più familiari e cari: il mio Tirreno profumato, tra l’Elba verde e la Maremma quand’è gialla di sole l’estate, con gli oleandri che sventagliano festosi; i miei colli valdinievolini, con le castella di pietra e gli ulivi, che guardano il Padule di lontano; i boschi amiatini, gorgheggianti di acque e di uccelli; i colori del Chianti l’autunno. E con la mente vi passeggio, nuoto, respiro, godo ogni dettaglio come ci fossi stato ieri, l’ultima volta.

Penso a Montalcino, agli amici di là, quando potremo vederci, che ci diremo, e come vi giungeremo.

Poi guardo la mia piccola famiglia, mia moglie e il mio Iacopo di nemmeno due mesi, mi faccio coraggio, mi dico che un giorno potremo raccontargli questo periodo come un brutto episodio, ma breve.

Un giorno, magari tra quindici, vent’anni, lo rammenteremo a tavola in un giorno di festa, aprendo una bottiglia di Brunello di Montalcino 2015 che sarà, sicuramente, buonissima.

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