Chianti Colli Senesi 2013, Bindi Sergardi, 13 gradi.

Fosse un racconto, si potrebbe chiamarlo “L’equivoco del Chianti”, che poi coinvolge una buona parte della Toscana interna.

Mi spiego: Chianti è al contempo un vino ed un’area geografica, ed allora il vino che da lì proviene dovrebbe chiamarsi Chianti Classico; ma questo, amica o amico che mi leggi, già lo sai. Quel vino detto semplicemente Chianti, viene da una zona allargata (assai allargata) con caratteristiche spesso dissimili da quelle del Chianti cosiddetto geografico, ma anche questo già lo sai. Saprai pure che esistono alcune sottozone per il vino Chianti: Montalbano, Rufina, Montespertoli… Ciascuna di esse ha una sua particolarità ed una sua vocazione, che sospetto però sia stata raramente indagata a fondo, perché i costi per produzioni di eccezionale caratura non sono facilmente remunerati dal mercato. Tra tutte, la sottozona Colli Senesi è la più ampia e varia, spaziando dai galestrosi confini occidentali del Chianti Classico verso San Gimignano, con le argille, le sabbie, i gessi; verso sud, oltre la Berardenga, costeggiando le Crete, toccando Montalcino con vigne persino oltre i 600 metri, e poi giù fino a Chiusi. Da nord a sud, sono un centinaio di chilometri in linea d’aria e 15 comuni interessati.

È evidente che, per l’origine geografica, i Chianti dei Colli Senesi possano variare, organoletticamente, in maniera affascinante, talvolta spettacolare; senza contare l’effetto dei diversi tagli, col Sangiovese dal 75% al 100%, il resto affidato alle altre uve rosse toscane con quelle internazionali limitate al 10%, come i tradizionali Trebbiano e Malvasia bianchi, consentiti purtroppo solo fino alla vendemmia 2015; poi, c’è la mano del produttore. Questo di Bindi-Sergardi è un piacevole, onesto, interessante esempio di Sangiovese in purezza fuori dalle zone classiche delle maggiori denominazioni; cito dal sito aziendale: “Proveniente dalla selezione delle uve del vigneto della Piera della Tenuta Marcianella, Chiusi (Siena)”, ad un’altitudine di 300 metri sul livello del mare , su terreni di sabbia , argilla e limo, esposti ad est e sud-est, 5000 piante per ettaro, allevate a cordone speronato, come spesso usa nel sud della Toscana. È molto classico nel suo colore rubino trasparente e scuro, di sfumature un po’ granate, con riflessi luminosi e gocciole sul calice molto fitte e piuttosto veloci. Esprime un profumo ancor giovane ma in divenire, piuttosto intenso, di viole, rose e frutta rossa (susine mature e pesche noci e lamponi); vi si fanno strada cannella, pepe bianco, humus, foglie di tè essiccate, chicchi di caffè. Un cenno minerale si accenna col passar delle ore .

Il corpo è giusto, di una certa pienezza, gioca equilibrato in slancio ed ampiezza. Alla bocca si offre rotondo e rilassato soprattutto, ma mantiene nerbo e struttura: la sua acidità è alta, è assai salino, con un sorso essenziale ma dal tannino importante e di grana un po’ rustica; lieve a centro bocca, però sufficientemente articolato in una lunghezza superiore alla media, con una scodata finale un po’ tannica e alcolica e minerale, ma che non spiace e sposa bene la tavola. Un bel Chianti quotidiano, centrato; ma soprattutto è un bella prova del Sangiovese di Chiusi: oggi si vive nel mito del Pinot Nero, ma se si guarda ad esempio alla massa dei Borgogna (non ai villages e ai cru), per affascinante complessità, territorialità, articolazione, se non per eleganza, questo non ha nulla da invidiare; e sta a prezzi assai più abbordabili, che non guasta mai.

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