Cristino 2010 Aleatico Toscano, La Piana, 14,5.

image

Il profumo ed il sapore di quell’Aleatico dolce, che si produce nelle isole dell’Arcipelago Toscano, è uno tra i ricordi più cari della mia infanzia. Andavamo d’agosto all’Isola d’Elba affittando una vecchia casa contadina nella piana di Lacona, tra orti, ulivi, vigne, canneti, fichi d’India, pinete, tutt’intorno presenti in una commistione bizzarra e selvaggia. I pomeriggi, dopo pranzo e prima di tornare al mare, erano interminabili: si giocava a macchinine o a palla o a nascondino nello spiazzo sul fianco della casa, che regalava qualche quadrato d’ombra sotto il sole abbacinante che faceva strizzare gli occhi. In quella calura pomeridiana intensa e grave, da un vecchio portone di legno che dava sulla cantina esalava l’odore del vino, di quell’Aleatico che i padroni di casa ogni anno ci donavano: forte, dolce, ossidato, assolato anch’esso; e lo si paragonava assaggiandolo a quello dell’anno precedente, se fosse migliore o peggiore. Era rozzo forse, ma poetico.
Oltre che nei miei ricordi lontani, l’Aleatico elbano di può trovare menzionato in parecchi testi andando assai indietro nel tempo: una riconosciuta gloria locale vecchia forse  di qualche secolo; ma in realtà si produceva in tutto l’Arcipelago, prima che con la fine della civiltà contadina tante vigne venissero abbandonate.
Questo Aleatico viene da Capraia e se ne è fatto un gran parlare negli ultimi anni: il primo vino di quell’isola prodotto professionalmente con continuità ed etichettato, ma soprattutto un vino buonissimo e prodotto con naturale semplicità in un luogo dove vento, cielo e mare sono ancora più padroni della terra di quanto non sia l’uomo. Durante una fiera ne assaggiai diverse annate, ognuna diversa dall’altra, tutte affascinanti.
Certo, è molto diverso da quegli Aleatico ossidati e contadini della mia infanzia, lo si vede fin dal colore; e se mi resta un po’ di malinconia, per una buona parte è legata al rimpianto di un tempo che non tornerà più. Questo, pur con qualche anno sulle spalle, è rosso rubino trasparente, quasi amaranto: lascia sul calice lacrime lente, frastagliate come scogli,se mi passi la retorica, amica o amico che mi leggi.
Ha un aroma molto intenso dove c’è frutta in abbondanza: ciliegie, arance rosse, lamponi e more selvatiche di rovo, fico, la polpa di cocomero maturo; ma è sfumata da note più tridimensionali e balsamiche di eucalipto, di timo, di macchia, di origano, di rosmarino selvatico. La sorpresa però è alla bocca:  dolce, ma non dolcissimo, anzi, nettamente salato, nel suo gusto molto intenso che alle sensazioni del palato aggiunge netti ricordi iodati e marini. Possiede un dinamismo interno, un vai e vieni sul palato, che va oltre la percezione di acidità medio-alta, che non è frenato dall’alcol perfetto, in quanto suggerisce consolazione e non calore; piuttosto, è rimarcato da un tannino appena accennato, quanto basta perché segni la battuta.  Succosissimo, salatissimo, buono, fresco come la sera sul mare; e quella è proprio la condizione ideale per godere del suo dolce sapido piacere .

Assaggio del 4 aprile 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...