Vianova Beneventano Barbera IGP 2015, Torre  del Pagus, 12,5 gradi.

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La prima volta che ho assaggiato un Barbera del Sannio, amica o amico che mi leggi, debbo aver sgranato gli occhi per la meraviglia; e probabilmente li sgrano ogni volta che ne riassaggio: è originalissimo, il Barbera del Sannio, che con il Barbera propriamente detto ( quello diffuso soprattutto tra Piemonte, Lombardia ed Emilia, per intenderci) non c’entra nulla, essendo diversa anzitutto la vite stessa: si tratta proprio di un’altra varietà, nessuna parentela. Piuttosto è collegata geneticamente ad altre uve campane, come il summariello, la catalanesca, il casavecchia. E però, a tuffarci il naso dentro a questo vino, la prova del DNA si direbbe inutile: nessuno potrebbe confonderlo con l’altro Barbera, tanto è particolarissimo il suo profumo, che piuttosto potrebbe ricordare  quello del dolce e frizzante  Brachetto astigiano; solo che il vino sannita è perfettamente secco e fermo. Si dice che il Barbera del Sannio sia tipico di Castelvenere nella Valle Telesina, perciò sul versante nord est del Monte Taburno ( tu lo vedessi!). Tuttavia deve essere ben diffuso sul territorio sannita o quantomeno radicato nella tradizione, se in una trattoria di Sant’Agata dei Goti (versante sud-est del monte, quindi) mi venne servito un aglianico sfuso che, secondo me, era tagliato con il Barbera  del Sannio; e io dico che se ne giovava per una beva più fresca e snella.   Questo di Torre del Pagus, ad esempio, viene da Paupisi, che sta proprio sul versante nord-est del Taburno, da vigne a 180 metri sul livello del mare: un paesello che pare quasi spaurito, seduto com’è con le sue poche case ai piedi del gigante calcareo dai boschi verdissimi: una quinta scenica d’incanto fatato, di naturale emozionate bellezza. Ed un po’ di quella trasparenza aerea e incontaminata dell’aria montana mi pare trasfusa  in questo vino:lieve, preciso, ben rifinito. Di color porpora profondo e quasi impenetrabile, ha un profilo giovanile, tutto giocato sui profumi primari, molto intensi: di fiori (viole, violette, giaggioli, gerani, rose, e chissà quali infiniti altri); più un secondo piano di  susine fresche , di ribes nero, mirtilli e more  appena colti e un po’ aciduli. Freschissimo, ha un che di mentolato, di boschivo, di pino silvestre, di pepe e di canfora, un’evocazione quasi psichedelica ed espressionista di un ambiente naturale.
Originalissimo, il Barbera del Sannio. Del Barbera piemontese, quello astigiano per esempio, ha in comune solo l’alta acidità ed un tannino di entità meno che media e di grana fine. Anche il corpo è medio e molto avvolgente, con una sapidità ben percettibile, ma assai disciolta sul palato. All’attacco in bocca è soffice, subito pronto ad espandersi nel suo sapore così riecheggiante l’aria aperta, la brezza, la macchia, una natura incontaminata e selvaggia, primigenia, quasi bacchica o dionisiaca, pura e profumata di fiori e di verdure,fors’anche  dei cibi speziati in cottura nelle case, quando le finestre sono aperte al sole. Lieve ed etereo sul palato, eppure nell’ampio finale tenace e equilibrato , ponderato, quasi terroso e materico; se è lunghissimo per persistenza, non si allunga geometricamente (per così dire): permane il gusto concentrato e una nota amaricante forse dovuta ai terpeni e lascia quasi dispettoso un ricordo di cola, di chinotto, di uva spina. Affascinantissimo e capriccioso, sexy seppur non sensuale, di pericolosa bevibilità, il Barbera del Sannio è uno tra i più straordinari e folli vini che l’Italia ha da offrire, e a suo è  imperdibile. Pensare che ha una resa di 100 quintali per ettaro: non poco! L’ho provato con un’arista toscana e ben ci stava, ma me l’immagino su una pasta con sugo di castrato, su scottadito di agnello alla griglia, su salumi, su formaggi freschi e saporosi, persino per aperitivo.

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