Il rosato sfuso di Cantine Ciervo, 2016?

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Da tempo sognavo un viaggio nel Sannio, per scoprire questo territorio dalle memorie antichissime, a un tempo vicino e così remoto; intimamente rustico nella sua essenza ancora autentica e quasi selvaggia ; sorprendente nordico, con le sue colline dolci coltivate a frutteto (mele e ciliegie), a vigna e a oliveto, che cedono il passo a falesie e dirupi verticali e  bianchi di roccia calcarea, talvolta ancora segnati da sequenze di terrazzamenti ripidissimi e spesso ahimè abbandonati.
Fatto sta che ci son viti in produzione fin quasi a mille metri d’altezza e il Monte Taburno, con i suoi pascoli erbosi, supera ampiamente i 1300.
Lì c’è Sant’Agata dei Goti, allineata sulla sua rupe tufacea a 160 metri sul livello del mare, che sembrano però di più, perché l’ambiente intorno ha caratteristiche montane, con cime ripide e rocciose, bianche e verdi, che sforano i 400 metri; la “perla del Sannio”, come la chiamano i vecchi depliant turistici: un paesino ordinato e lindo di una pulizia svizzera, con le strade pavimentate di pietra lucente che creano un reticolo di stampo medievale; e chiese e palazzi imponenti: colonne romane di spoglio si accostano a facciate nitide, colorate, di un rococò semplice e elegante. Aria fina, cielo azzurro ed un profumo di fiori d’arancio  inebriante che veniva da Piazza Umberto Primo, da farmi cercare con lo sguardo una rivendita di saponi a metri di distanza: perché così intenso, non l’avevo mai sentito. Poi, negozietti di ogni sorta ed il mio occhio si ferma inevitabilmente su quelli agroalimentari: le mele annurche, i fagioli e l’origano a mazzetti, locali; i gelati raffinati del Bar Normanno; le carni e i salumi; l’antico forno;  il Palazzo delle Cantine Mustilli, purtroppo chiuso; le ’ nfrennule de Gli Antichi Sapori. Poi, un negozietto di vini ed altri prodotti locali, dove allignano bottiglie campane di diversi produttori. Entro, curioso, scelgo; ma qui la chiacchiera è d’obbligo e più ancora l’ospitalità gentile e calorosa: da tornare solo per essa. Apprendo che in realtà il negozio è un punto vendita di Cantine Ciervo, azienda ancora familiare che ha vigne tra Sant’Agata dei Goti e Dugenta, che sta un po’ più in basso verso il fondovalle, a una decina di chilometri. Fede ne fa l’angolo dei vini sfusi, da spillare al momento e confezionare nei più vari formati. Mi si offrono svariati assaggi, tra i quali un rosato che trovo subito piacevolissimo e ne acquisto in litro, che viene imbottigliato innanzi a me nel vetro e chiuso con tappo a corona. 1 euro e 90 centesimi al litro, più la bottiglia sui 30 centesimi, se ben ricordo. Aglianico in purezza? Credo. Annata 2016? Credo. Un po’ non chiesi e un po’ dimenticai: troppe informazioni e immagini quel giorno da imprimermi nella memoria. Rientro poi dal viaggio in Campania, orgoglioso del mio bottino di vini, formaggi, salumi, pane; e più ancora di colori, odori, ricordi.
Tra le tante bottiglie che riporto, etichettate e pregiate, forte la curiosità di riassaggiare nella calma della casa proprio quel rosato sfuso. Eccolo qui: golosamente ne salto il tappo metallico e nel calice appena un po’ fresco lo verso. Bellissimo il suo color corallo, trasparente e di media profondità, con gocciole sul calice  fitte e veloci, di media persistenza. Anche il suo profumo ha un’intensità media, ma è nitidissimo: io vi discerno ciliegie, fiori di campo e rose; camomilla, timo, pepe bianco, lavanda e noce moscata; un fondo di caramello, un senso di salmastro. Richiama la beva ed io non gli resisto, al bacio trovo un corpo molto pieno, ma  è vino svelto perché secco e salino;  diretto, non si attarda, anzi lo trovo corroborante, con la sua alta acidità, il tenore alcolico medio,  il gran sapore che possiede quella finezza un po’ metallica e minerale dei vini nati sul calcare: e difatti la sua rispondenza iniziale tra gusto ed olfatto si sposta poi su toni gessosi, che ne evidenziano la fine tessitura. Il finale: lungo, ben proporzionato, piacevolmente alcolico, felicemente amaricante. Accurato, di carattere, tipico e piacevole: che cosa volere di più? Ecco: questo, che va anche oltre, perché è un rosato drittissimo e tanto più interessante è sorprendentemente fine rispetto a molti altri che vengono etichettati e commercializzati con grandi ambizioni. Inoltre – amica o amico che mi leggi – sulla tavola sa il fatto suo: a tutto tondo e senza scherzi.

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