Rosso di Montalcino 2014, Sanlorenzo, 14 gradi.

L’ultima volta che sono stato a Sanlorenzo l’aria era pulita, limpidissimo il cielo. C’era il vento che, mentre il giorno principiava il suo cammino dal meriggio verso il crepuscolo, faceva stormire le fronde e muoveva i pampini in un’allegrezza silenziosa e mesta. Un profumo permeava lo spazio celeste e le zolle brune di un odore quasi di fieno al sole: chissà, lo portava forse quel vento dai pascoli dell’Amiata. Si vedeva quel giorno all’orizzonte, lontanissimo ma lucente, il mare e persino i monti della Corsica. Bada – amico o amica che mi leggi – sono forse 50 chilometri in linea d’aria di lì alla costa grossetana , magari anche più. E’ che Sanlorenzo sta in alto, a 500 metri d’altezza, una quota che un tempo rendeva difficili le maturazioni del sangiovese. Però, complice l’esposizione prevalente a sud-ovest e la serie di annate piuttosto calde che si sono succedute almeno dal 2003 innanzi, i vini di Sanlorenzo si sono forgiati normalmente ampi, eleganti, potenti, suadenti. Energici, certo, ma anche caldamente comunicativi, con una loro robusta morbidezza. Così il Brunello e così il Rosso, che riesce sempre di qualità sorprendente: ma Luciano è vignaiolo serio e ambizioso e il suo Rosso è semplicemente un’interpretazione altra del grande sangiovese di Montalcino, più pronta e amichevole, non meno raffinata del Brunello.
Certo, di anno in anno suoi  i vini sono stati diversi e questa speciale filigrana è uno tra i loro aspetti più belli, ma l’annata 2014, così piovosa, fredda e difficile, ha originato un Rosso per certi versi atipico: è sempre lui, ha quei lineamenti da sangiovese di razza e sincero,  però sostituisce scatto a distensione, freschezza a calore, grinta a souplesse. E tali caratteristiche  si concretizzano in una beva incisiva, quintessenziale, slanciata, quasi una saetta.  La prova? Versalo. E’ rubino scuro, ma con una trasparenza speciale ed una luminosità interna, rifrattiva; sul vetro del calice lascia  gocciole fittissime e lentissime: ravviva il desiderio. Tuffa allora le tue nari, lascia ti avvolgano i suoi aromi puliti,  intensi e freschi di frutta rossa: eccoli evidenti, vividi, fragola e ciliegia, lampone e fragola di bosco e poi una vaghezza di fiori, che intravedi appena sfumata com’è alla maniera impressionista. Altre note fresche, quasi rapsodiche: salvia, arancia rossa, un ricordo lontano di spezie di norcineria (noce moscata e cannella), persino zenzero, accenni di iodio e di ruggine, sentori appena percettibili di pellame e tabacco: ma sono solo una premonizione .  Assaggialo: riassumendo in pochi tratti, direbbe l’esperto che il gusto, di notevole intensità, è rispondente a quanto offerto all’olfatto; soprattutto però in bocca io trovo il sapore dell’uva sangiovese appena colta, che bambino mangiavo sulle prode, ed insieme vi sento qualche ricordo  di sultanina, più dolce. Ha un’acidità potente, portante come una struttura di pietra forte, ed è assai tannico,  ma di un tannino finissimo e signorile: ecco, mi ricorda certi Nebbiolo giovani, per il suo essere corposo e stilizzato, lungo, articolato, con un finale di gran classe, che è un po’ amaricante, ma con piacevolezza e lascia quasi un retrogusto antico di rabarbaro. Su tutto domina un’enorme freschezza. Si diceva prima della trasparenza nel leggere le annate: credo che mai come con questo Rosso di Montalcino 2014, in tutta la sua particolarità, io abbia realizzato che il Sangiovese di Sanlorenzo è anzitutto un grande sangiovese di altura, con caratteri montani spiccati nelle annate più fredde. Di qui la forza, di qui l’eleganza, di qui la sua originalità, che l’affratella al meglio delle produzioni internazionali e nostrane.
C’è poi un fatto curioso: gustato a settembre da una bottiglia in tutto gemella, era in una fase interlocutoria anche rispetto a precedenti di assaggi: contratto, svelava a nudo tutto il suo spessore strutturale, anche se svaniva un poco l’immediato godimento. Ora invece sì è schiuso come un fiore a primavera; e nello slanciarsi del profumo gioca quasi a nascondino, perchè ora è la struttura a farsi più sfumata. Però  non mi sento di dirlo sbocciato ancora, perché mi pare di sentire che sia solo all’inizio di un suo cammino e che per goderlo appieno, voglia ancora un ascolto attento. Darà ulteriori soddisfazioni negli anni, figlio di un’annata da molti detta minore? Ci vorrebbe la sfera di cristallo, ma tu tienilo nel bicchiere: seguine l’evoluzione, senti come cambia e si esalta. Perciò io ne accantonerò fiducioso e felice qualche bottiglia. L’ho goduto e trovato eccellente su arrosti misti; un po’ fresco, buonissimo.

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