Controguera Passerina, Passera delle Vigne 2009, Lepore, 12 gradi.

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Quando per lavoro giravo l’Italia visitando i clienti e tenendo corsi sugli oli per motori e per trasmissioni, non mancavo mai di portarmi indietro un ricordo dei luoghi che visitavo. Quando avevo tempo, mi programmavo una visita in cantina; altre volte, essendo di fretta, entravo semplicemente in un negozio, o in un supermercato, o nel duty free  di un aeroporto. Questa Passerina abruzzese, me lo ricordo bene, l’acquistai in un ipermercato della costa: tra tanti vini dozzinali c’era una selezione interessante di quelli locali. Non prezioso questo Passerina, ricordando così in qualche modo la sua storia umile di uva paga debiti, come veniva chiamata per la produzione sicura e abbondante, oro vero in quei tempi lontani dove la quantità e la costanza della materia prima erano ricchezza.
Un Passerina si beve normalmente giovane, per gustare appieno la freschezza ed il naturale sapore pieno dell’uva, essendo il neutro e sterile acciaio il contenitore preferito per il breve elevaggio. Forse per questo motivo aprendo a sei anni dalla vendemmia la bottiglia trovo il vino evidentemente segnato dall’ossidazione, in una maniera che certi bianchi non conoscono neppure virata abbondantemente la boa dei dieci anni. Dorato e oleoso, è sulle prime scomposto e infiacchito: si beve solo come una curiosità segnata dal tempo. Combinazione, non ho modo di esaurirlo, posso dimenticarlo a se stesso tappato e al fresco. Quando lo reincontro  dopo 48 ore, il miracolo: ha ritrovato vigore ed equilibrio, nulla avendo a rimpiangere nel suo spettro aromatico rispetto champagne invecchiati, tranne evidentemente l’apporto dei lieviti, ma neppur tanto. Ha un aroma intenso, dove nitidissimo spicca l’amaretto, poi l’albicocca e il fungo; in second’ordine, nocciole,  mandorle, toni floreali di ginestre, mimose, limoni e sbuffi di pietra focaia . Gustandolo al  palato si aggiungono  anche note di cereale e di germe di grano. Ha un corpo tutto sommato leggero ed alcol moderato, ma la sua consistenza è quasi setosa e l’intensità notevole, come la persistenza gustativa. Secco, è un po’ salino e con un’acidità che ancora spinge, quasi fosse una base di ambizioso spumante metodo classico. Certo non è per tutti così decadente, ma se piace, quanto piace! L’oserei – ma è tutta una scommessa- su una tartare condita.

Post scriptum: la fotografia è stata presa dalla rete, il vino assaggiato era proprio il 2009.

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