Bolgheri Superire Bolgherese 2010 Tenuta Di Vaira, 14,5 gradi.

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La sorpresa è il bello del vino; o, perlomeno,uno degli aspetti più belli; come quando un tempo si facevano le fotografie e Impazienti si portava dall’ottico per sviluppare la pellicola e si aspettava trepidando di vedere come fossero venute fuori: così è l’istante di attesa quando si stappa ogni bottiglia, e più ancora quando il vino è sconosciuto. Questo Bolgheri Superiore della Tenuta di Vaira mi arrivò regalo inatteso da mio nipote Mattia e dalla  sua fidanzata Federica. Ecco: un pochino di cultura in materia penso di averla, ma il nome Di Vaira mi era del tutto sconosciuto: vedi – amico, amica che mi leggi- un caso di produttore interessante che a quanto pare sfugge alla maggior parte delle guide. Ed una bella sorpresa! Perché come lo apro già subito mi dispensa una grazia superiore. Ora: se tu pensi a Bolgheri pensi ad una terra assolata, mediterranea, con la risacca del mare che quando il vento ulula l’inverno quasi imbianca di sale le vigne; ma quando c’è il sole la distesa delle acque fa con il cielo un doppio specchio riflettente, che dona una luce unica, sconosciuta altrove nel mondo. Ma se guardi ai vini – stante la vulgata- talvolta li trovi grevi ed aduggiati da un eccesso di sentori del legno usato per l’affinamento. Questo invece ha un altro canto: già appena aperto ha quel buon profumo  di cantina che ti rimanda all’ infanzia, quando il naso di soppiatto mettevi in quegli antri oscuri. Lo ritrovi, il sole, nel suo rubino fitto e perfetto, profondo ma non del tutto impenetrabile, così ricco da rilasciare gocciole in archetti fittissimi. Poi un aroma intensissimo che spazia dalla frutta nera e rossa (oh quanto odoroso ginepro, che sa dei segreti delle macchie! Poi more, mirtilli,susine e duroni), a lievissimi tocchi di vaniglia, per arrivare al tabacco, alla cera, al legno di cedro, ai pellami. In mezzo, ancora macchia salsa e rosmarino, forse tocchi di corbezzolo ed un ricordo di petrolio e di torba, note fresche erbacee che ricordano la menta, l’eucalipto, la cicoria. Bada però di concedergli il tempo del respiro, cosicché a te si apra e perda quel certo che di chiuso o di riduzione, che dir si voglia. Lo porterai poi alla bocca. È 50% Merlot e 50 % Cabernet Sauvignon; attaccherà sul tuo palato morbido, avvolgente; proseguirà flessuoso, ondeggiante come in danza; chiuderà poi energico come un colpo di reni. Morbidezza e croccantezza meravigliosamente fuse. Come si può però descrivere la grazia? Tannino ricco, fitto, maturo, ben distribuito e fuso, presente ma non altissimo; corpo che ha quella carnosità che tanti vini toscani classici non conoscono (quella che un sangiovese autentico difficilmente potrà mai dare), una buona lunghezza ed una perfetta integrazione dell’alcool: i 14,5 gradi come se nemmeno ci fossero. Un Bolgheri quindi tutto sussurri, poesia e ballo sulle punte? Sì: danza sul palato come una ballerina provetta; ed al sole a picco del mezzodì contrappone i pallori notturni della luna riflessa sulla costa del Tirreno. Rinuncio dunque volentieri alla muscolatura di potenti tannini e di spinta acida per questa sua eleganza naturale, che pare non conoscere belletti di cantina o, ciò che più conta, li sa ben dissimulare. Perché, se mi si passa l’analogia pittorica, sta a un Brunello buono come un Piero da Cortona sta a Giotto e Cimabue: e non è per forza un male, se restando tra gli uvaggi bordolesi mette facilmente in riga blasonatissimi cugini d’ Oltralpe e Californiani. Ne ho goduto su una fettina di cervo alla griglia semplicemente condita con olio di Seggiano ( d’oliva, ça va sans dir) e pepe in grani e poi con un pecorino toscano di media stagionatura e pizzichino; però è vino assai flessibile e sarei curioso di sentirlo sui tortelli al sugo o sulle lasagne. La mia sola raccomandazione  -amico, amica che mi leggi- è di berlo ora, di non aspettare: “ chi vuol essere lieto sia, del doman non c’è certezza” diceva Lorenzo il Magnifico. Non mi sento di pronosticare vita lunghissima a questo Bolgheri Superiore, non so interpretarlo in tal senso; ma se questo è il suo zenith, non indugiare; anche perché – t’informo- vedo in rete che il prezzo è a tuo favore.  

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