Marzemino Belvedere 2010 Ca’ Lustra, 13,5 gradi

“Versa il vino – eccellente Marzemino!”: difficile sfuggire questa citazione celeberrima del Don Giovanni di Mozart. Non si sa con esattezza di che Marzemino parlasse il librettista Lorenzo da Ponte, da dove provenisse e se fosse secco o dolce, mosso o fermo. Uva autoctona che godeva di particolari favori a cavallo tra il Sette e l’Ottocento, il marzemino ebbe la sua patria quasi sicuramente nel nord-est, forse nel Veneto, e da lì si diffuse in zone lontane, addirittura in Sardegna ed in Chianti, per poi scomparirvi. Oggi è la Vallagarina trentina a guidare per quantità e qualità diffusa.
Eppure per capire e amare il Marzemino io proprio in Veneto sono dovuto tornare, su quei Colli Euganei dove nasce il vino di Ca’ Lustra. Vedili -amico, amica che mi leggi- dopo la vendemmia, quando una pace agreste sembra riconquistare gli spazi tra i filari che ingialliscono, quando il silenzio risuona sulle coste boscose e su quei poggi e crinali punteggiati di ville antiche e fiabesche. Vedile -amico, amica che mi leggi- arcane sotto la luce delle stelle ed immagina le fughe di Don Giovanni stesso dal letto di un’amante all’altra, una carrozza che corre indemoniata nella notte scura alla fiamma delle torce, dalla Villa dei Vescovi al Castello di Lispida, e poi giù lungo la riva del Brenta.  Un’intuizione che ebbe anni addietro anche il regista Joseph Losey, quando ambientò il suo Don Giovanni tra le ville palladiane.
Marzemino: e già nel suono del nome del vino sta la sua sigla, uno scintillante e gioioso inno alla vita. Perché a distanza di cinque anni dalla vendemmia è ancora giovane, rubino fitto e molto luminoso, con archetti strettamente ritmati e consistenti, ed al tuo naso si presenta con tanta frutta rossa e nera, fresca, mirtilli e prugne rosse; assai pepato, persino balsamico di alloro e mirto, con appena un tocco selvatico di pelle bagnata. In bocca è un alternarsi di baci e ripicche, di slanci e capricci, come le baruffe degli amanti: ti sorprenderà il suo tannino, non tanto per la quantità che è media, ma per la qualità terrosa in un contesto altrimenti fresco e liscio, di trama quasi setosa, corposa e succosa ma soprattutto naturale e sciolta, flessibile;  ancora lo troverai conciliante con un’acidità  poco più che media, ma di gusto assai salino, che contrasta con la spiccata ammaliante ricchezza e dolcezza di frutti, per un sapore molto concentrato ma reattivo, che si prolunga in una lunghezza giusta, ma soprattutto ben sfumata. Potresti dirlo molto piacevole, più docile e sorridente di un Cabernet e più vispo e allegro di un Merlot; e nel lodarlo lo definiresti anche gastronomico; ma ancora poco o nulla diresti del suo carattere. È che questo Marzemino, così pieno a centro bocca che lo vorresti addentare, così subito duttile poi da sfuggirti, così giocosamente speziato, morbido e ruvido, ha la stessa sensualità allegra e rustica della Zerlina mozartiana, la giovanissima amante contadina: laddove Don Giovanni è il seduttore raffinato e freddamente intellettuale, l’altra è l’Eros naturale e istintivo; l’uno corre verso un baratro di morte, l’altra celebra la vita.

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