Porta 6 2012, Vinho Regional Lisboa, Vidigal, 13,5 gradi.

Che fosse un vino simpatico, si capiva già dell’etichetta buffa e colorata. Si sa però che l’apparenza inganna e “non bisogna bere l’etichetta”, avvertono gli esperti. Però, estratto il tappo di sughero intero, un vino così chi se lo aspettava? Accidenti il Portogallo! Guardalo qui, rubino a tre anni dalla vendemmia con ancora qualche riflesso purpureo, fitto ma non impenetrabile, con lacrime ravvicinate e veloci che scorrono viscose e golose. Perché certo tanti di noi che amiamo il vino associamo il Portogallo al Porto – vino dolce- per equazione matematica inevitabile. Ma questo rosso secco e non fortificato (come  invece il Porto), che ti invita a bere con uno spruzzo di aromi sul viso di frutta matura e carnosa rossa e nera,  quasi anche sul limitare dell’appassimento, un po’ non lo ricorda? Con quel suo insieme di mirtilli, di lamponi e di prugne, evidentissimi epperò contrappuntati dallo stuzzicante timo, da un tocco di chiodo di garofano, da tracce di polvere di caffè ed un finale più fresco di mele rosse e menta, evoca proprio il cugino dolce del Douro; perché le varietà d’uva sono poi quelle: metà tinta roriz (ovvero il tempranillo), castelao per un 40% e touriga national per il resto: la prima per la finezza, le altre due per la concentrazione e la forza. Secco sì, ma ma con un evidente residuo zuccherino, che non ci sta male, perché il finale ha una punta di acidità che stuzzica e non guasta (e non mi importa, in questo caso, valutare se sia tutta autentica). Perché ciò che conta è che sia un vino allegro, gioviale, col quale passare svagati una bella serata, senza pensieri: con  sue le note fruttate in evidenza anche al palato, ma pure con un’abbondanza di tannini maturi ed una condotta da un lato corposa e cremosa, dall’altro mobile e brillante, quasi ballasse una danza tradizionale come il corridinho; un vino per dimenticare la tristezza e le preoccupazioni. Ha un taglio un po’ moderno? Forse, ma che c’è di male se riesce anche a raccontarti, senza infingimenti e filtri, la sua provenienza? E senza far la voce grossa o parlar strano saprà accompagnarti nel pasto, amico o amica che mi leggi, peraltro con un costo contenuto, il che non guasta mai. Per me si è sposato, sorridente e flessibile, ad una minestra antica di farro e fagioli dell’occhio.

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