Recardedo Brut Nature Gran Reserva 2007, sboccatura 6-5-2013, 12,5 gradi.


L’appassionato italiano medio, pur con tutta la buona volontà, difficilmente ha una grande esperienza con incava spagnoli: e chi li trova in giro? Vai all’estero e facilmente magari li vedi sui scaffali dei supermercati: insomma, quelli son spumanti buoni, ma – come dire- un po’ di massa, l’alternativa più abbordabile ai vini Champagne.
Poi, fruga fruga, se ti capita per le mani e sulla lingua roba come questo Recardedo, il tuo punto di vista cambia. Vini di massa? Insomma! Se prendi questo, per cura produttiva appare invece aristocratico ed elitario come pochi, forte di una tradizione artigianale rara. Perché? Senti qua: viticoltura biodinamica, solo uve proprie, assemblaggio delle tradizionali xarello (50%), macabeu (38%), parellada (12%), 60 mesi di invecchiamento dei quali 30 sui lieviti della seconda fermentazione in bottiglia chiusa con tappo di sughero (al posto di quello più comune a corona) per favorire una certa ossigenazione, remuage manuale così come manuale e’ la sboccatura. Millesimato e non dosato. E così te lo trovi nel bicchiere ammantato di un colore dotato tenue, con bolle delicatissime, al punto che ne desidereresti una maggiore persistenza. Se porti il calice al naso ti stupisce con una notevole concentrazione di aromi, da spumante di rango, ma soprattutto a colpirti e’ la loro originalità: si spazia dalla pera williams alla mela cotogna, dalla buccia di limone essiccata alla liquerizia in tronchetto, dai fiori di ginestra a quelli di camomilla. Il ricordo dei lieviti risulta nella sottigliezza di note di pasta di pane, mai prevaricanti. L’invecchiamento, in un ritorno affumicato e noccio lato, li’ solo come una patina leggera, senza dar troppa mostra di se’. In bocca e’ secco, più maschio che femmineo, corposo più che voluminoso, terroso nella sua consistenza tattile; lunghezza congrua, senza alcun effetto speciale ed acidità giustamente alta, da spumante, ma senza fiammeggianti eroismi e luccicar di lame. E’ come un’esecuzione musicale giocata più sulla nettezza degli attacchi che sulla potenza della massa sonora; ma sa conservare una delicatezza, un’accoglienza, che lo fanno associare nella mente a quelle persone dotate di una naturalezza affabile, sempre un po’ al di sotto delle righe e che risultano pertanto di una signorilità mai ostentata, più nella dimensione dello spirito che in quella dei lustrini; uniche, perché nulla fanno per esserlo. E perciò te lo tieni vicino, e perciò ti va giù così bene.

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