L’Extra Langlois Cremant de Loire Brutt NM, Langlois Chateau. 12, 5 gradi.


Non vorrei proprio apparire snob, ma debbo confessare di preferire spesso un buon Cremant de Loire a parecchi Champagne. Nel senso che lo apro più volentieri. Certo il prezzo più conveniente gioca a favore, rendendolo questi vini interessanti per la tavola quotidiana. Ma c’è anche dell’altro, che va oltre all’istintiva simpatia per la regione della Loira, così ricca di storia e di castelli. E’ che spesso sono vini non solo ben fatti ed abbordabili, ma con uno stile che si adatta bene al cibo quotidiano e domestico e che piace senza sforzo a tutti i palati. Meno complessi magari di uno Champagne, ma più accessibili, più freschi , più disinibiti. Questo di Langlois Chateau e’ un bel prototipo, dotato di una eleganza spigliata e verticale ammaliante. Eccolo nel calice giallo limone molto tenue, con una spuma molto delicate e gentile (non per nulla dagli anni Settanta la proprietà’ e’ Bollinger), che accarezza e stuzzica con la grazia sottile del riso di una donna: se lascia lacrime sul bordo, son certo quelle dei suoi amanti. Ha un aroma delicato e incisivo di melone, di agrumi (lime e cedro), di miele di arancio e di acacia ed una certa nota che è roccia, torba, iodio e solvente che è tutta la marca di quel 70% di Chenin Blanc che lo compone (il resto e’ Chardonnay). Molto, molto moderate, le note di lievito, dolci: la mollica del pane, quando ancor caldo ne prendi e orco di farina dal sacco caldo del fornaio. In bocca e’ diritto, acido, compatto, senza tanto fronzoli ma carezzevole, con una sua titillante morbidezza, croccante e leggero come il batter d’ali della Trilli di Peter Pan, di corpo medio, di buona acidità che si chiude su una finale di discreta lunghezza ma nitido ed un poco erbaceo, ricordando piacevolmente l’amarezza della cicoria. Quasi, verrebbe da dire, mediano tra un Prosecco ed uno Champagne, dell’uno conservando l’immediata freschezza, dell’altro la forza motrice e la complessità; e pertanto sa piacere a tanti: a chi cerca il vino importante e serio, a chi apprezza invece uno spensierato sorso. Io l’ho gustato sugli spaghetti alla puttanesca, dove ha ben figurato, rinfrescante e sapido com’è; ed ancora più grande il piacere che mi ha donato su un parmigiano a lunga stagionatura. Perché questo il regno suo: un aperitivo, un’entree di classe e di stile.

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