Balaxus 2008, Rosso IGT Toscana, Castello di Potentino, 14,5 gradi.


Andare al Castello di Potentino e’ come entrare in una dimensione che è altra e magica, come se quelle poche svolte di sterrata che lo separano dalla statale che costeggia Seggiano fossero una sorta di impalpabile macchia del tempo, o lo specchio di Alice nel paese delle meraviglie; e le vigne che ha intorno un rustico giardino dell’Eden, con i loro pampini a coprire morbidamente la vallecola che gli si stringe d’intorno, fremendo appena al sospirar d’un vento. Che si debba ringraziare una famiglia inglese per un restauro perfetto e per preservare con cura rabbiosa questo angolo di pace anche contro venali appetiti edilizi, e’ cosa che va a loro onore ed a scorno dell’Italia tutta. “Ahi serva Italia, di dolore ostello” diremmo con Dante; ma conviene consolarci con i vini che li’ si producono, che replicano perfettamente la situazione umana: con le uve straniere che si affiancano al nostrissimo sangiovese, con una vinificazione di una cura che troviamo rara persino in territori più celebri, e che invece riluce qui in una landa sperduta alle pendici del Monte Amiata, con i monumentali vasi vinari in rovere da 50 ettolitri. Questo Rosso Balaxus e’ un uvaggio di sangiovese ed alicante, quest’ultimo in misura direi prevalente, o comunque si fa sentire: con quella sua certa gentilezza ed avvolgenza sensuale, morbida, alcolica ed un po’ barocca, rabbonisce il sangiovese che dalla sua aggiunge snella eleganza e tridimensionalità, così come nel castello a certe rudi strutture medievali si sovrappongono riccioli e volute Secenteschi. E l’alicante e’ poi la grenache, forse l’uva più diffusa sulle sponde del Mediterraneo, dalla Spagna alla Francia alla Sardegna e via via. Allora, nel calice, il vino rosso rubino di media trasparenza ondeggerà mollemente, un poco lascivo, col languore di certe donne brune, lasciando sul vetro fittissime lacrime assai lente a scorrere, con un aroma pronunciato e solare di liquerizia, di fragola , di alloro, di ciliegia, di menta , di ginepro, di mora, di mirtillo, cera e incensi, in un alternarsi chiaroscurale di luce ed ombra, ma che digradano l’una nell’altra senza contrasti eccessivi, come nel primo mattino o nel tardo meriggiare; e c’è su tutto un ricordo come ferro antico, primigenio, minerale, quasi di lance e armature rimaste sospese in qualche pertugio tra i cancelli del tempo. In bocca e’ di buon corpo, molto scorrevole e armonico; morbido ma elegante, viscoso ma non grasso, saporito, ben lungo, di fine stoffa tannica ed acidità vivida ma gentilmente integrata, forse appena un po’ alcolico. Apparentemente svagato e invece complesso, un po’ eccentrico forse, ma con stile, ecco che svela come una terra appartata, lasciata ai margini dallo scorrere della storia, se coltivata con passione e rispetto possa aprirsi alla contemporaneità e al mondo tracciando una retta tra passato e futuro come la scia di una stella cometa a San Lorenzo. Poi, tutto quel l’alicante in evidenza potrà anche restare sospetto a chi ama i vini Toscani tradizionali, così tutti d’un pezzo, ma il mondo e’ bello perché vario. Io ne ho goduto su un pollo arrosto ed i fagiolini di Sant’Anna in umido, o come si dice volgarmente in Valdinievole “le stringhe”, ricordo struggente dei pranzi che facevano d’estate i miei nonni, la famiglia tutta riunita a tavola; ed era sempre una festa, con il vino rosso di pianura leggero ed acidino spillato dalla damigiana, tanto diverso da questo. (16 agosto 2014)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...