Grillo rocce di pietra longa IGT terre siciliane 2012 Centopassi, 13 gradi

Centopassi e’ una cooperativa che produce vino in Sicilia da terreni che lo Stato ha confiscato alla mafia ed ogni bottiglia e’ dedicata a un uomo o a una donna che ha perso la sua vita opponendosi alla criminalità. Si potrebbe scrivere a lungo dell’importanza sociale ed ideale che questa iniziativa rappresenta, raccontarne la storia e la dedizione di chi la anima. Questa volta però voglio parlare solo del vino, perché e’ la prima volta che posso berne con tutta calma, anche se già gli assaggi all’ultimo Vinitaly mi avevano impressionato e se da tempo ne sento parlare bene da voci affidabili; e perché, diciamolo: e’ facile farsi influenzare dalla bella fiaba e sovrastimare le qualità’ del vino. Ecco allora che pieno di curiosità apro questo Grillo, uva bianca di origini incerte (c’è chi la vuole pugliese) ma da lunghissimo tempo acclimatata in Sicilia al punto da potersi considerare autoctona, e difatti rientra tra quelle tradizionalmente impiegate per il Marsala, dove ricopre un ruolo fondamentale. Qui e’ vinificata in purezza (pratica per quel che ne so piuttosto recente) ed in maniera relativamente semplice, impiegando vasi vinari in acciaio. Il vino che se ne ricava e che verso nel calice e’ giallo paglierino non troppo carico, con riflessi verdolini, che non lascia intendere una particolare ricchezza estrattiva dalle lacrime che lascia sul bordo, piuttosto evanescenti. Sulle prime e’ un po’ contratto, quasi dovesse svegliarsi, ma poi si apre a profumi bellissimi di ginestra, biancospino, giglio della sabbia, cucunci, foglie di capperi, rosmarino, origano, alloro, timo, minerale, con un’intensità non prevaricante, ma nemmeno timida: educata, diremmo piuttosto. Poi, lasciandogli ancora tempo,si fanno strada agrumi amari (chinotto, cedro), ribes bianco, che si alternano alla mandorla ed a una diffusa sensazione di mineralita’ di roccia levigata, di ciottoli marini. Sapido, con una bella acidità amichevole, con un corpo medio ed una media permanenza ha un’adattabilita’ sorprendente ai cibi più diversi, di terra e di mare: dai pici con bottarga e zucchine, alle polpette di pane, ai fiori di zucca ripieni, ai fagioli lessati, alla burrata. Soprattutto ha un suo andare sul palato naturale, puro, ordinato, passante, un allungarsi senza sforzo e senza spigoli ed uno scemare con naturalezza, come un suono che si spenge nell’aria, come l’onda che ritorna al mare: la caratteristica dei grandi vini, a mio vedere. Avesse un tocco di complessità in più! Difficile però trovarla in un vino giovane che non passa legno, magari col tempo verrà da se’. Intanto vive questa fase sul contrasto tra un registro fresco ed uno più ossidativo, che si risolve con le ore in un’identità orgogliosamente mediterranea: più fruttato, equilibrato e saporito il giorno seguente, addirittura dopo 48 ore sfoggia un incredibile, nitidissimo mandarino, che si staglia con estrema naturalezza su tutti gli altri aromi ed in se’ li ricompatta e li amalgama, risultando al palato ancora più disteso, armonico e lungo. Ed ecco che questo suo respirare mutevole, questo suo correre libero ci riporta forse all’inizio, ad un’idea di libertà nella giustizia, ad una forza etica che si fa gustativa. (2 agosto 2014).
Per saperne di più : http://centopassisicilia.it

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