Casa Vecchia 2007 Terre del Volturno IGT, Vestini Campagnano, 13,5 gradi.


Che sorpresa trovare una bottiglia di Casavecchia in un’enotechina di Reading! Voglio dire: nemmeno nelle città italiane di trova facilmente questo vino che nasce da un’antica uva autoctona campana, della provincia di Caserta; e la bottiglia di Vestini Campagnano e’ addirittura storica, perché la prima -negli Anni Novanta- a valorizzare questo vitigno. Curiosa e romantica, ma forse spuria, l’origine del nome: si dice che in un periodo in cui le viti locali erano state sterminate dalle epidemie di vari flagelli, sola resisteva quell’uva un po’ selvatica rinvenuta da un contadino vicino a una vecchia casa diroccata, costruita su fondamenta romane; e qualcuno ha voluto cercarvi un legame con l’uva trebulanum degli antichi, ma è’ più probabile che si sia originata spontaneamente da un seme caduto. Fatto sta che i contadini della zona ne ricercarono i tralci, perché appunto resisteva alle malattie, dava grappoloni spargoli con acini grossi quasi da uva da tavola e dava un vino colorato e apprezzato. Eravamo nell’Ottocento. Oggi, che c’è la moda -un po’ dobbiamo ammetterlo- delle uve autoctone, per curiosissimo che fossi mi aspettavo un vinello interessante, caratteriale, persino un Po’ rustico. E invece no. La sorpresa. Cavo il tappo da collo dell bottiglia (lungo, di sughero intero, promette bene), verso, guardo, inspirò e mi trovo ad allibire: perché quel vino rosso ad un passo dall’essere rubino profondo con riflessi dopo sette anni dalla vendemmia ancora incredibilmente violacei, che tinge il calice, ha bei riflessi, ma non sembra lasciare lacrime, ha un aroma di marcata intensità, ma soprattutto di grande finezza e complessità, che per più di un attimo mi rammenta quello degli Chateau bordolesi. E non è soltanto questione di barrique: si’, certo, un pochino la si sente a bottiglia appena aperta, col suo corredo di legno di cedro, di vaniglia, di cocco, di sandalo; ma qui c’è qualcosa di più ed oltre! E’ un attimo allora indovinarvi una triade evidente di lampone rosso, mirtillo nero e liquerizia, così nitida e marcante; ma poi, questi aromi si sviluppano come un tema musicale in infinite variazioni, sottilmente modulate, tutte da inseguire: avrai allora il ginepro, il tabacco, il pepe bianco, il pepe nero, la mora, la prugna, l’amarena, la cannella, il cioccolato, il rosmarino, il timo, la cannella, l’incenso, la cera d’api, il mentolo, la buccia dei giganti limoni amalfitani; ma nulla e’ il’ scontato, tutto e’ da scoprire cangiante nel profondo del mistero come dietro a un velario. E ti aspetterai allora un vinone denso, con quell’aspetto e quella complessità olfattiva, e invece no, perché è vellutatissimo e finanche setoso, carezzevole al palato come una mousse, ma al tempo stesso agilissimo, flessibile, scattante, leggiero. Com’è possibile? E’ che sa da una parte il tannino ha una finezza ed una dolcezza rarissime, di cipria, una maturità appagante, priva di increspature, ed è presente in quantità decise, ma non sovrabbondanti, il corpo e’ concentratissimo per sapore ma non per massa; e’ avvolgente, quello si’; giustamente alcolico anche (senza strafare); ed ha un’acidità notevole ma così piacevolmente dissimulata da non notarsi ed irradiare; e tu starai lì’ salivando e godendo il suo finale lunghissimo, pieno e complesso, come una serie di accordi di un’orchestra sinfonica. Da oggi ho scoperto che esiste un’altra luminosissima stella nel firmamento del vino italiano, un’uva che giganteggia nel sorriso del piacere con una personalità unica. Non ti dico, amico, amica che mi leggi, il suo prezzo; ma vedrai, risibile se pur lo puoi accostare con gloria a qualunque Chateau o a qualunque grande del Nuovo Mondo: ecco, magari a un grandissimo (ma grandissimo!) merlot. Questi confronti, tuttavia, non lo sanno raccontare: la sua voce e’ di mistero, selva, bosco ombroso, introversa nella penombra, comunicativa alla luce del sole; voce insieme antica e moderna, che pare abbia raccolto le storie e il carattere del Mediterraneo. Per me stasera sulle penne al sugo di salsiccia e’ stato un autentico matrimonio d’amore.

Per saperne di più: http://www.vestinicampagnano.it.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...