Rosso di Montalcino 2010, Jacopo Biondi Santi, 13 gradi.


E’ un momento difficile, perché mi stanno tutti con il fiato sul collo al lavoro; e stasera l’Italia e’ anche uscita malamente dai Mondiali: mi interessa poco, ma almeno per l’orgoglio patrio. Uff! Però ho qui una bottiglia di Rosso di Montalcino 2010 di Biondi Santi, che ho comprato appena quindi giorni fa all’aeroporto di Fiumicino; ed una zuppa di fagioli dell’occhio solo da scaldare; e allora via, stasera ci vuole! E’ la prima bottiglia che apro della tenuta Greppo dove in etichetta, invece che Franco, trovo scritto Jacopo; il tappo invece riporta ancora, a chiare lettere, Franco. In questa apparente dicotomia sta tutta la storia di questo Rosso 2010 straordinario, in un passaggio di mano che bisogna dire epocale, cui tanti guardano con preoccupazione e speranza: sarà dissolta la tradizione più vera e integerrima dei vini di Montalcino? Inutile cercare risposte in una bottiglia, godiamola piuttosto per quello che è: la figlia di un millesimo che, per quel poco che ho potuto assaggiare, a Montalcino -come altrove in Toscana- ha dello strepitoso. Io non ho che da levare il sughero qui, e subito dimentico per un breve istante ogni mia pena e vengo portato, come dissolto della materia, in una realtà altra, in un campo assolato tra la primavera e l’estate, o piuttosto in una stagione irreale e beata che entrambe le compendia; perché già dal collo della bottiglia il suo aroma mi assale, quasi violento nel suo appassionato palesarsi: eccolo, il grande Sangiovese! No, non aspetterò questa volta di concederle ore di riposo per averla mia, voglio possederla ora, qui, nel momento. Ed allora, oltre alla pura bellezza del suo rubino perfetto, trasparente e luminoso, che tratteggia lacrime fitte sul calice, veloci, persistenti, e’ il suo aroma intensissimo ad aprire dopo tanto tempo il cuore su un ricordo vivido delle nostre campagne, dei nostri cieli, dei nostri soli, variando mutevole di minuto in minuto, come le candide nuvole: tutto un fiorir di rose e di viole, di glicini e di gelsomini, di bossi e rosmarini, un maturar di ciliegie dolci, di ribes e di lamponi, di cocomeri succosi, un olezzar di salvia e timo, un chiaroscurare appena di tronchetto grezzo di liquirizia, di noce moscata e di cannella, così sussurrate che diresti venire da una finestra dimenticata aperta per caso nella calma del meriggio, e che dia da un’annosa dispensa sul giardino; quindi, coi minuti, note ancor più profonde -iodate, minerali- come voce di torrente che scorre lontano, quasi impercettibile, nel buio di una forra. Poi, all’assaggio, un sorriso benigno, a un tempo saggio e giovanile, succoso, che non ricordavi nel Rosso di Biondi Santi, ma che è lì, con la pienezza fruttata di una dolcezza quasi materica e vera che per un attimo ti fa pesare ed indagare col palato se il residuo zuccherino non sia più alto della norma; manno’, e’ solo la sua intensità così concreta e vera che tanto vividamente rimanda al frutto. Il resto e’ tutto un contrappuntare di pieni e di vuoti: la fusione miracolosa di corposita’ e leggerezza, di delicatezza ed energia, di sottigliezza e concentrazione, componendo un quadro dove i tannini di grana finissima, impalpabile – una cipria -ed un’acidità decisa fanno da cornice per delineare una struttura di beva tesa, energica, scorrevole, pura; nitida nell’attacco e forse appena un po’ più contratta ed amaricante su un finale che ha tuttavia una risonanza intensa, lunghissima, risentendo forse appena della sua giovinezza estrema per riuscire a dispiegarsi naturalmente; ma questo vino e’ come un’orchestra di giovani solisti, che suonano con fuoco in un vibrato stretto, essenziale, e poco importa se l’inesperienza ingenera qualche asperità: perché c’è la vita dentro. Guardo l’etichetta antica e bella, vi trovo scritto cubitale “Prodotto in Italia”: malgrado tutto, penso, se c’è una storia c’è anche una speranza; e brindo a Samuele, il figlio di mio nipote, nato ieri mattina: un’alba che sorge. Io ne ho goduto sui fagioli, ma come sarebbe stato bello aver qui, magari, anche un profumato formaggio Marzolino delle Crete!

Per saperne di più: http://www.biondisanti.it

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