Curtis in Lama Rose’, Fiorini dal 1919, lotto L08 147 , vino spumante di qualità, 12,5 gradi


Che si può dire di uno spumante emiliano? Ora: la terra dello Champagne e’ lontana, ma in Italia abbiamo sonanti i nomi del Trentino, di Franciacorta, del Pavese e l’Emilia e’ piuttosto terra di Malvasie, Ortrughi, Barbere e Lambruschi frizzanti, sovente rustici e beverini. E, certo, chi vuol esser chic di solito beve metodo classico, non spumanti rifermentati in autoclave: Prosecco o Asti, più economici, talvolta purtroppo – nei casi meno fortunati- perfino dozzinali. Tutto quindi congiura contro questo Curtis in Lama di Fiorini, azienda artigiana attiva dal 1919 a Ganaceto, dalle parti di Modena. Però qui nel mio calice stasera c’è di che ricredersi: perché questa bottiglia ormai annosa -un lotto del 2008 che comperai anni addietro alla cantina in una fredda, uggiosa mattina
dicembrina- dispiega un fascino arcano, antico, seducente, che ha la grazia sottile delle cose più belle e vere. Non sarebbe da invecchiamento, ma lo ritrovo dopo quasi sei anni ancora così vivo, così comunicativo, da sorprendermi e lasciarmi di stucco. Dolcissimo a vedersi, di un color salmone molto carico che già prelude al sangue di bue, ma trasparente e luminoso; con un perlage di bolle così fitte, sottili e stupefacenti in persistenza, che le preferisco a quelle di tanti metodo classico: saranno magari un po’ più disordinate e rustiche, ma sono così umane, così vitali. Dentro ci trovi per lo più lambrusco ed un tocco di pinot nero. All’olfatto i duroni di Vignola e le fragole ben mature, grosse, succose e zuccherine, si sovrappongono a più vinosi aromi; ma sempre spiccano il mirtillo maturo e le spezie: polvere di liquerizia come un ricordo d’oriente, uno splendore bizantino penetrato chissà come dalle rive di levante e poi giunto nell’interno della valle Padana. E c’è pure, in questa fase lunga di evoluzione, un sentore di frutta secca tostata, di crosta di pane, di carciofi alla giudea, che viene per una volta dall’invecchiamento e non da altri giochi di cantina. In bocca e’ teso, va dritto allo scopo di dare piacere: senza flettere o dispensare dolcezze, appena cremoso ma soprattutto stuzzicante in virtù delle bolle, ha dalla sua una grinta da vendere , cominciando dalla forte spinta acida e più ancora da una potenza salina senza pari, che sembra di vedere discendere dalle zolle stesse della terra, nere e farinose; e certe sue note tostate e caramellate servono solo ad aggiungere complessità ad un profilo che è invece piuttosto minerale e quasi austero, senza mai però arrivare a velarlo o appesantirlo. Lungo nel sapore, ha una purezza e una così spiccata beva che un sorso tira l’altro, con un crescendo adamantino. Spumante eccellete e versatile, sa trovare il suo spazio con i tradizionali antipasti di terra locali, ma anche su robuste preparazioni di pesce; sa essere a suo agio con formaggi vaccini di media e lunga stagionatura, con le pizze e perfino con le cucine orientali. Io però vorrei tanto assaggiarlo su una indimenticabile, morbidissima oca arrosto che gustai tantissimi anni addietro – veramente millanta- alla Trattoria Vernizzi di Frescarolo, nei miei ricordi ormai sbiaditi minuscola rasserenante frazioncina di Busseto, non lontana da le Roncole, circondata dai campi; e la memoria di quel verde e di quei cieli azzurri si confonde struggente in questo calice rosato.

Per saperne di più: http://www.poderifiorini.com

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