Gutturnio Superiore 2011, Il Negrese, 14 gradi.

L’inverno: il cielo grigio, la pioggia fitta. Milano bagna i suoi muri di una tristezza che ancor più stride con la frenesia delle strade e dei volti. Allora la fuga verso luoghi che amo, quel Piacentino agricolo e verde li’ a un tiro di schioppo, ma remoto, appartato; ora come molte volte in passato, quand’ero bambino ed era gita prediletta della domenica: i castelli, i borghi, le corti rustiche, il silenzio dei campi, immensità immobile rotta solo dallo sbatter d’ali dei corvi. Risalire oggi la Val Tidone, che è divisa tra Emilia e Lombardia, significa dimenticare i capannoni, lasciarsi alle spalle l’autostrade e il moderno per ritrovare un tempo diverso, più lento, dove a segnare lo scorrere del tempo può essere il campanaccio di una mucca pezzata: e’ il ritmo di un mondo ancora prettamente contadino, autentico, generoso e timido insieme. Se hai freddo e sei affamato, può magari capitarti la sorte di un tavolo silenzioso nella penombra, alla fiamma calda e scoppiettante di un camino: una sosta d’altri tempi. Ordina allora un Gutturnio, che e’ il rosso storico di queste zone, mosso o fermo: ti scalderà il cuore, con il suo essere a un tempo serio e giocoso, austero e accogliente, col suo saper sussurrare storie segrete e scintillare ugualmente di risa. Viene da uva barbera, che gli da’ forza, acidità e struttura, e da croatina, che gli dona profumo, garbo, arrendevolezza. Ce ne sono alcuni rustici e imprecisi, ma io ho avuto con me questo de il Negrese, piccola cantina artigiana di Ziano Piacentino, ed è tutta un’altra musica, fin dalla lucentezza pulita del suo colore giovanile, rubino fitto con riflessi purpurei: lascia depositi importanti nella bottiglia, ma il vino nel calice e’ assolutamente terso. Sul vetro gli archetti scorrono ravvicinati e lenti, già facendo pregustare le delizie di un morbido abbraccio. L’aroma nitido ha una fragranza calda e intensa di frutta a bacca nera e sotto spirito: more, mirtillo, ribes nero, rinfrescata e speziata da rimandi a foglie d’alloro e di corbezzolo. Non aggredisce, ma blandisce suadente, con un gioco di ombre segrete: frutto da cogliere si’, ma non in vista: devi ricercarlo fra la macchia. In bocca si offre con ampiezza rilassata, tannino fine seppure in po’ verde, innervata da un’alta acidità, che la sostiene e l’allunga in persistenza sul palato, tingendo di freschezza l’equilibrio e facendo scordare in suoi 14 gradi alcolici, per una trama di gran corpo ma che risulta amichevole, perché sulla lingua ti sollucchera e si svolge rifinita, alternando delicatezza e nerbo, cesello d’argentiere e trina di tessitrice. E se vi trovi un tratto più scabroso e risentito, stai e riguarda le colline d’intorno dove nasce: e’ lo stesso disegno malinconico. Godine sulla saporita cucina locale, con le paste ripiene dalla sfoglia fine come velo; sugli arrosti e sugli umidi.

Per saperne di più: http://www.agriturismoilnegrese.it

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