Spumante Metodo Classico Brut “Quattro”, Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli.


Si ha un bel dire che il vino spumante metodo classico si dovrebbe aprire anche fuori dai momenti di festa. Rimane sempre collegata ad esso, al gorgogliare delle sue bolle, un’idea di godimento speciale e allegro nel puro bevitore; un’aspettativa segretamente ansiosa nell’appassionato, che sa quale alchimia e dedizione ci vogliano per crearlo: la manualità’ di certe operazioni (ma è ancora tale?) dai suggestivi nomi francesi (remuage, degorgement), le corrette basi (da miscelare accuratamente), la magia dei lieviti sui quali il vino dovrà a lungo riposare (per prendere spuma e carattere), l’accorta aggiunta dei liquori di tiraggio e di spedizione, che sono come la vernice sui violini di Stradivari, cioè il tocco finale e segreto dell’artista. Ecco, se apro questo Brut di Marco Buvoli non posso non pensare all’opera di un architetto, tale e’ l’equilibrio delle sue parti, quasi a ricercare una proporzione aurea di palladiana memoria, che sa pacificare l’animo riannodando armoniosamente l’interna tensione che lo pervade. Vedine la tinta chiara, luminosa, di limone con riflessi ramati, il perlage fine e persistente. Sentine l’aroma nitido e screziato, che sa essere sottilmente vinoso -come t’aspetti da uno spumante di Pinot Nero in purezza- ma con la misura di una seduzione notturna e insinuante di un chiaro di luna; che ha il calore e la sensualità del burro, della pasta di brioche, delle nocciole, ma delicata, ingenua, giocata sulle mezze tinte, subito dispersa come nuvola leggera da una freschezza dolce di limone, di pompelmo, di cedro, di pesca. Elegante, senza asprezze: c’è come una mielatura che ha l’effetto delle vecchie sordine di pelle sugli archi, che creavano un senso sfumato di attenuazione e distanza ed ogni nota diveniva ancora più preziosa, evocativa; ma oggi non s’usano più. Anche alla bocca la risenti, dimenticandola subito sulle tracce di un’alta salinità, di una dissetante acidità, di un meditato contrasto che ne fanno il portamento fiero e dritto, ma senza forzature, aggraziato; anche di corpo, ma senza grassezza. C’è in esso, in ogni suo dettaglio, una sorvegliata veduta d’insieme, un raffinato congiungersi dell’alfa con l’omega. Marco Buvoli e’ vignaiolo per passione, non per vivere; lo crea – mi si dice- con metodi complessi ma semplicissimi a un tempo. La cura delle sue mani, dei suoi occhi, del naso, del palato e soprattutto di una mente architettonica: per arrivare a un tale risultato il disegno devi averlo ben chiaro in testa dall’inizio; come la campata si fonde alla colonna, come il transetto si innesta alla navata, definiscono lo slancio che volterà la cupola. Questo spumante si chiama “Quattro” e significa che riposa 48 mesi sui lieviti, che sono tanti; ma rappresenta solo l’ouverture degli spumanti di Marco Buvoli: aspetto che s’apra il sipario e di assaggiare l’Otto, magari visitando l’Opificio del Pinot Nero, a Gambugliano in provincia di Vicenza, per conoscere questo architetto del vino.

Per saperne di più: http://www.opificiopinotnero.it

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