Peter Barlow 2007 Cabernet Sauvignon W.O. Simonsberg Stellenbosch, Rustenberg, 14,5 gradi.


“Ah, i vini del Nuovo Mondo!”, si dice, senza poi distinguere: Americhe, Africa, Australia…Eppure Rustemberg – tenuta sudafricana- esiste dal ‘600 e imbottiglia ininterrottamente dal 1892. Alzino la mano, signori, quanti possono dire altrettanto; ma se in Europa possiamo comunque vantare una millenaria storia di vini, se non di cantine, quel dato deve far riflettere, soppesare e capire. Vedine amico, amica cara, le vigne (non ti serve un lungo viaggio, basta internette) e non puoi che provar rispetto di fronte a quelle colline rotonde come seni di donna, talora accoglienti, talora impervie, sovrastate dalla mole grigia di montagne maestose, pietrose e verdi, potresti dir dolomitiche, risplendenti sotto un cielo blu di cobalto per l’aria tersa e purissima: un’immagine di creato vergine, che non siamo adusi a vedere e nemmeno a sognare, per il timore di esserne sopraffatti alla vista, al tatto, all’olfatto. E c’è qualcosa di quella forza primigenia in questo Cabernet Sauvignon, che apro e che scorre ed esplode nel mio calice, con una flessuosità sensuale ed un equilibrio di immediatezza naturale da sconcertarmi. Mi rapisce l’occhio col suo rosso rubino profondo dai riflessi purpurei, trascolorante in ciliegia ai bordi, che danza nel calice con morbida setosa leggerezza, disegnando sul vetro archetti capricciosi e ravvicinati, ma non persistenti. L’aroma ha un’intensità stordente di frutta freschissima, appena colta e stillante rugiada: bacche rosse ma soprattutto nere, mirtilli more e ribes segnano il passo di una danza ipnotica, perché a ottundere la mente si sovrappone un aroma di rosmarini, di spezie dolci, di liquerizia, di noce di cocco, di tabacco, di legno di cedro e di incenso da far vacillare. In bocca attacca avvolgente e deciso, succoso si dispiega sul palato, con tannino traditore di rena sottilissima che morde e sfugge, con intensità di sapore che abbaglia, con un’acidità grintosa e ficcante, che per prenderti t’adunghia e non ti molla. T’ha fatto suo, non ti lascia andare: tu dibatti la lingua tra mandibola e palato, ma il suo gusto e’ lì, t’ha fatto prigione, succube della sua forza non di peso, ma di muscolo, carne asciutta e guizzante. L’alcol quasi non lo senti: stregonesca, traditrice malia. Magari risolvera’ tutto li’ nel suo guardarti focoso dritto sul muso, senza la complessità’ pensosa dei nostri Nebbioli, per dire; perdera’ forse, con le ore, un po’ di quel meraviglioso, compatto, ferino incedere; ma se c’è una Venere Nera, l’ho incontrata in questa bottiglia. Te ne gioverai con una pasta al sugo o uno spezzatino, purché in essi contino le spezie ed un vigoroso soffritto e saporita carne. Io ne son stato sorpreso per la riuscita con affumelli d’agnello altoatesini (kaminwurzen vom lamm), presidio slow food: carne d’agnello, carne bovina, sale di Cervia, pepe, aglio, pimento, origano, rosmarino e miele dell’Alto Adige.

Per saperne di più: http://www.rustenberg.co.za

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