Lambrusco IGT Vigna del Caso 2006, Poderi Fiorini, 11 gradi.

Un tempo andavo spesso a Modena a parlare di oli per moto, presso un caro cliente: Claudio Franchini. Ci andavo di sabato, ma ci andavo volentieri: ho sempre amato la Bassa e la gente emiliana; ed il mio ospite ed il nostro agente, Aldino, erano squisiti. Tenevo il mio corso nell’officina; poi, tappa a Ganaceto, lì a pochi chilometri, da Fiorini. L’incanto della vecchia sala dell’enoteca, coi travi bassi, il pavimento rustico, le annose bottiglie. Dietro, la cantina con le grandi vasche per i vini e i piccoli barili dove maturava, con amorose cure infinite, l’aceto balsamico: quello vero, artigianale, che una generazione appresta perché un’altra lo imbottigli. Una lezione dolcissima impartitami dal signor Fiorini stesso, assaggiando dai carati il mosto in fasi diverse della maturazione, fino a farsi aceto: di 20, 30, 50 anni. Ma io vi cercavo soprattutto il Vigna del Caso: lambrusco di Sorbara e lambrusco Salamino, metà e metà; rifermentato in bottiglia come si usava una volta, singolarmente, pazientemente, lasciando all’interno quei lieviti stessi che servono a formare le bolle, come si è sempre usato prima che il moderno, con la sua ansia di aver tutto pronto e seriale, non portasse l’autoclave, cioè i grandi serbatoi a tenuta stagna dove far prendere la spuma a migliaia di litri di vino. Lo cercavo per il suo essere diverso, più tradizionale. Da tanti anni ormai non vado più ne’ a Modena ne’ a Ganaceto: la mia vita e’ lontana da quella di un tempo. Però frugo nella mia cantina e ne trovo ancora tre bottiglie del 2006. Può un lambrusco resistere sei anni? Vi so solo dire che levata con cura la gabbietta il tappo e’ venuto con l’allegro “bum” dello spumante ed il liquido in un attimo già scorreva nei nostri calici gorgogliando e spumeggiando di una schiuma fine, delicata, persistente; bello nel suo manto rubino scuro, ad un passo dal dirsi profondo, se non mantenesse trasparenza e luminosità. Non una sfumatura aranciata a segnare una ossidazione, quasi che il tempo per lui si fosse fermato. Ma così non è, ne’ è passato invano:perché’ nel suo delicato profumo ai fiori ed alle rose della giovinezza ed ai rossi frutti s’accompagnano ora toni più scuri, di frutta a bacca nera; ed oltre, di erbe, di foglie, ma soprattutto di roccia. Del pari alla bocca: e’ secco, la zuccherinita’ del Lambrusco accennata appena in apertura come il levarsi di un sipario; ma soprattutto a segnarlo sono finezza tannica, acidità vivissima e dissetante, mineralita’ che segna un sorso lungo, diritto, ferroso, austero perfino, appena amaricante sul finale per un piacevole contrasto: accordo minore nel finale di un’opera buffa. Al punto che mi viene -oh felice eresia!- da accostarlo in spirito a certi nebbioli del nord Piemonte: a certi Boca, Lessona e Bramaterra. Ecco il miracolo: il metodo più contadino e arcaico della rifermentazione in bottiglia congiunto all’opera del tempo ci danno oggi il Lambrusco più compesso e elegante, che lascia da parte gli umori delle sagre paesane per ritrovare le vie segrete dell’immensa pianura: terra nuda e nera l’inverno, cocente al sole d’estate; apparentemente vuota e monotona, ma in realtà gravida di sogni a saperla riguardare, fattisi cavalli scalpitanti d’acciaio o note appassionanti e lugubri, celesti ed umane; li’ sono i castelli, li’ sono le ville, li’ le certose e le abbazie; li’ segni di una nobiltà antica.

Per saperne di più: http://www.poderifiorini.com

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