Rosato di Carmignano Vin Ruspo DOC 2010, Fattoria Ambra, 13,5 gradi.

Carmignano e’ terra umile e nobile, di antiche ascendenze medicee e contadine: vai e vedi l’incanto delle ville di Poggio a Caiano e di Artimino; guardane gli ulivi, i seminativi, la laboriosa gente; il fico secco, lavorazione artigiana, oggi presidio slow food. C’era una vecchia tradizione in tempo di vendemmia: spillare un po’ di vino dal tino per ristorarsi col nettare dolce dalle fatiche dei campi; ed era anche una maniera di ripagare il lavoro delle braccia. Ne veniva un liquido rosato, per il breve contatto con l’uva. Se lo lasciavi li, con poche cure fermentava e diventava vino. Lo chiamavano vin ruspo. Ho qui con me quello della fattoria Ambra, che genera vini classici, con la schiena dritta, incuranti delle mode. Si dice: “il rosato si consumi giovane”; questo ha tre anni, trascorsi tra viaggi, traslochi, appartamenti e sgabuzzini caldi. Ma vedi se lavori seriamente; e se metti pure un bel tappo di sughero intero? Il vino e’ ancora bello, tonico e fresco. Il rosa spiccato del principio divenuto antico, con riflessi granati, mantenendo estrema limpidezza e trasparenza da pietra preziosa, disegnando archetti fitti e irregolari. Sembra la buccia di una cipolla di Certaldo ed esprime una nobiltà antica, come un manto abbandonato per secoli in un cassone e miracolosamente ritrovato. L’ aroma suo intenso nitido, deciso, e’ come entrare in una vecchia cantina, pregna d’odor di vinacce: se non l’hai provato, come posso descrivertelo? Ecco che al tuo naso non si parano più dirette le note di frutti rossi (le fragole, le ciliegie…), ma la sua splendida maturità ti porta piuttosto, evidentissime, scaglie di liquerizia amara, corbezzoli, sbuffi balsamici di salvia e di alloro, foglie d’autunno bagnate. Lo troverai in bocca croccante, morbido e generoso, ma sferzato da un’acidità tesa e implacabile, in un alcool importante ma giusto, verso persistenze quasi mandorlate e soprattutto altamente, lungamente saline. E quasi ti sembrerà di aver in bocca un di quei Chianti leggeri che s’usavano un di’. Per lui sangiovese, canaiolo e uva francesca (cioè, un tocco di quel Cabernet che i Medici qui portarono dalla Francia). L’ho sempre amato sulle uova e sulle paste asciutte con verdure; non mi ha deluso oggi su un riso al curry; una garanzia su gamberi e scampi, in tutte le maniere; ma in questa fase della sua vita ecco che vorrei sentirlo sulle carni bianche, osandolo persino in estate con arrosti di cacciagione da piuma. E ti dico, amico, amica che mi leggi: se ne hai una bottiglia tienila da parte, scommettiamo insieme su altri due anni di evoluzione.

Per saperne di più: http://www.fattoriaambra.it

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