Arvore Grechetto dell’Umbria IGT 2009, Zanchi.

La porta rinascimentale di Amelia baciata dal sole; il poggio silenzioso e verde di Zanchi, coperto di viti, nell’aria fresca di un tardo pomeriggio di luglio; sono fra gli ultimi ricordi visivi, auditivi, sensoriali, che mi son portato dietro con me, lontano, dall’Italia. Li ripenso oggi aprendo questa bottiglia di grechetto, sfilando il bel tappo di sughero intero: una cura rara per un bianco così, che a 7 euro te lo compri in enoteca – e tantopiù l’apprezzo. E’ il grechetto un’uva nostra bianca autoctona, che viene forse dalla Magna Grecia. E’ parente del Greco di Tufo, dove ha fama, e del Bolognese beverin Pignoletto. Eppure, chi punterebbe su di lei le carte? Zanchi lo fa, nei misconosciuti Colli Amerini. E io mi aspetto il solito bianco dell’Italia centrale: di bella bocca rilassata, d’aroma contenuto, vagamente fruttato e floreale; ma mi inganno! Stolto che sono: verso questo 2009 nel bicchiere (quattro anni!) e riluce bel calice pieno, limone , rotondo, perfetto, caratteriale: paglierino si’, ma di paglia bionda nel campo, i covoni del mezz’agosto. Ma poi, la rivelazione l’ho al naso: che,  potente,   rilascia idrocarburo,  gomma, pietre di fiume e di mare bagnate dal sole. Sotto, sì, trovi un caldo agrume (cedro, pompelmo, chinotto); sì, c’è ancora bella la frutta a polpa bianca (susine verdi) e le erbe (delicata, fuggevole come un sirventese, la salvia); ma è quell’idrocarburo che vince e ritorna deciso, sovrano, alla bocca,  come nemmeno in un Riesling tedesco della Mosella dopo 10 anni. E se di quello non ha l’acidità vivissima, nè uno stizzicante residuo zuccherino (secco è invece, sapido) pure non è statico; ed in più ha un corpo pieno, benvenuto, sensuale: quasi svelando un erotismo austero, contenuto, perfino ruvido; ma femminile, mediterraneo, accogliente, in levare piuttosto che in battere; e perciò ancora più potente, ancora più intrigante. Coi suoi 12.5 gradi, soddisfa e non stanca; riempie la bocca, ma non la invade; puro del sapor dell’uva, senza sovrapposizioni ed orpelli; di congrua persistenza, di grande intensità. Così, bevuto giovane, non era, e valeva dunque la pena aspettarlo, la sorpresa figlia legittima dell’attesa. Meraviglia, anche questa, della nostra bella e disgraziata Italia, che un istante di gioia ci regala in queste ore cupe. Te lo dico su preparazioni di pesce di mare e di fiume, sui crostacei, nella lor nuda bontà; pure su primi semplici e delicati, come i vermicelli al cacio di zucchine e pepe: dove il posto del pecorino romano  e’ qui preso dalla zucchina grattugiata, saltata nell’olio, in cui avrai imbiondito – complice una padella pesante di ghisa- qualche spicchio d’aglio nostrale; e poi abbonda – caro amico, amica mia- con il pepe a mulinello.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...