Rosso Zen Colli Euganei Rosso Doc 2012, If Zen, 14°

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Vai in un museo, amico, amica mia, dove siano i dipinti dell’arte veneta: è facile trovarli, da Milano a Venezia a Firenze a Roma, perché era una delle nostre grandi scuole. Ne vedrai, se mi ascolti, la grazia così dolcemente sensuale, tanto diversa da quella finemente intellettuale dei grandi toscani. Prendi poi l’auto, percorri la riviera del Brenta, dove siedono ancora le ville palladiane dell’aristocrazia, l’imponenza sfumata dalle nebbie che ne diluiscono i contorni, in una dimensione sognate e sospesa. Vai sui Colli Eugani, dove Petrarca trovò l’ultima dimora: lo immaginiamo comporre i suoi canti nella pace e nel silenzio, confondendo in un’immagine sovrapposta -lui eterno peregrino- le memorie della bella avignonese, delle chiare acque del Sorga e dei colli che l’Arno coronano, con il paesaggio a cui si affacciava dalle bifore della sua dimora, sussulto mediterraneo nella pianura nordica. Per una volta, quella dimensione di grazia sospesa, cortese, colta e semplice a un tempo, la ritrovo in un rosso euganeo. Che fortunatamente sfugge a un modello potente e dimostrativo, per cercare una misura diversa, una vibrazione più autentica e rispettosa. Ed allora il calice accoglie questo liquido di giovanile color rubino, di aroma intenso e pulito, che riassaggio in un arco di 36 ore, in cui cambia e oscilla, trovando nuovi equilibri e rimettendoli ciclicamente in discussione. Ricco di frutta rossa fresca (ciliegie, amarene, fragole, lamponi) e mirtilli, possiede anche altre note, antiche e moderne, non comuni, invitanti: rose, rabarbaro, cola, caramello, cannella. Di tannino nidito ma definito e di grana sottile, appena un po’ verde ma che piacevolmente rinfresca il quadro con un broncio adolescenziale; di acidità vivida, ma non aggressiva; di corpo non smilzo, ma gentile, aggraziato, come la parola sulla bocca di una dama in un olio del Veronese; scorre in bocca delicato come un petalo di fiore, senza invadere il palato, senza percuoterlo, con un amabile sorriso, come una promessa. Se non si tende saettando a mo’ di lancia, se non ha lo slancio di un condottiero che si allunga nella corsa, pure segue signorile sulla lingua una sua danza, composta di passi segnati. Pazienza se appena si sente un po’ l’alcool: a seconda della fase, dell’equilibrio del momento, sarà più o meno evidente, ma mai fastidioso. Qui amico, amica diletta, c’è rispetto e c’è materia; e finalmente, come luce, la voce autentica di un territorio, che forte e chiaro parla pur attraverso gli ubiqui merlot e cabernet, malgrado l’incongrua etichetta.

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