Pinot Noir Santa Barbara, Au Bon Climat, 2009

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Difficile resistere al fascino del Pinot Noir: quest’uva così sensibile, esigente, delicata e fragile sa attrarre appassionati, vignaioli, enologi come poche altre. Forse per il fascino elegante del vino che produce, sfuggente come il sorriso di Monna Lisa? Vero è che – in una sorta di novella corsa all’oro-  si è tentato di piantarla in ogni dove; ma, si sa, lei ama climi freschi, se non freddi. Certo, la California che sognammo, quella dei lungomare ornati di palme, delle spiagge dorate, dei surfisti, dei macchinoni pinnati coi rombanti ottovù non risponde al quadro pastorale richiesto: quello un po’ nordico e continentale di Borgogna, patria indiscussa del Pinot Noir. Eppure c’è una zona più interna in California, dove si insinuano per le valli, tra i declivi attraversando le colline, le brezze fresche del Pacifico: il respiro benefico dell’Oceano. A Santa Maria Valley, nella Santa Barbara County, il Pinot Noir ha trovato una casa, un clima favorevole: temperature contenute, lunga e asciutta la stagione in cui l’uva può maturare, sviluppando i suoi aromi in salubri condizioni. Il risultato eccolo qua, nel bicchiere: rubino ben trasparente, appena più pallido ai bordi; ecco l’eleganza, il fascino femmineo che cerchiamo. Portalo al naso, disponiti ad ascoltare i  suoi aromi intensi: fragoline di bosco,  ciliegie e fragole mature,  prugne rosse, perfino un tocco di bacche di ginepro; nitidi, puliti, decisi ma con grazia. E c’è poi un’altra dimensione, più profonda, sensuale; che ti parla di terra bagnata, di foglie di tabacco, di legna affumicata e di una netta, sorprendente ma inconfondibile, nota resinata. E la carne, quell’aroma ematico  che tipicamente regalano i grandi di Borgogna nell’evoluzione, sorta di summa, di scalata finale e difficile ad ardue vette di piacere, riservate ad eletti; ma qui è però discreto, rifinito, pulito. Bevilo questo Pinot Nero californiano, apprezzane la concentrazione e la pienezza matura dei sapori nel corpo leggero ma rotondo, equilibrato, dal tannino piccolo e gentile, dall’acidità rinfrescante ma confidenziale. Sentilo avanzare sul palato con grazia decisa e ritmata, come un battito d’ali, vaporoso come la scia di un aeroplano nel cielo terso. Razza purissima di Pinot Noir, senz’altro: complesso, ben fatto, ispirato. Cosi’ capace di ricordare il modello eccelso borgognone,  eppure cosi’ profondamente nell’anima americano: perché lui sì, non se la tira;  ti si porge, è alla mano, informale; ti viene incontro, ti rivolge per primo la parola; senza misteri, senza ombre. Forse è pure il suo limite, ma non è detto che sia un male. Servilo fresco – non freddo!- per una cena estiva,  accompagnando un petto di pollo ai ferri con una miscela di extravergine della Valdelsa, di polvere finissima di salvia essicata, di pepe bianco e nero, di sale marino. Ancora più fresco, godine su un tonno appena scottato. Lascati conquistare anche tu, senza opporre resistenza, dal suo fascino discreto e sottile.

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