Pauillac Chateau Batailley, 5ème Cru Classé 2004

Chateau Batailley deve il suo nome ad una battaglia decisiva della Guerra dei Cent’Anni. Dove oggi sta il candido edificio del Castello e dove  sono le vigne, nel 1452 armigeri e cavalieri si combatterono, in un cozzare selvaggio di armature, di spade sguainate, di cannoni tonanti, catapulte, palle incendiarie, frecce, stendardi svolazzanti ridotti a brandelli dalla furia degli uomini, come vele dalla  tempesta. E sangue fu versato. Diceva Veronelli che se due ragazzi fanno l’amore in una vigna, l’anno dopo il vino verrà più buono. Come dovrebbe essere  allora il Paillac di Chateau Batailley? In realtà, è quanto ci si aspetta da un buon Bordeaux, già considerato di rango nella classificazione del 1855: un vino dal carattere serio. Ormai  a 9 anni dalla vendemmia è a un buon punto di evoluzione. La sua tinta è rubina profonda, quasi sanguigna, che prelude ad un vino ricco di estratti, ma non troppo alcolico (13%), muovendosi in un bell’equilibrio tra forza e grazia, tra piacere fisico e razionale distacco. L’aroma, intenso e profondo, è pure classico bordolese: ribes nero, prugne essicate, un aroma di peperoni gentilmente grigliati  su un fuoco dolce di brace, portato dal vento, nell’aria, sul far della sera; cedro, cera d’api, incensi; un tocco lontano, come l’eco di un ricordo, di vaniglia; respirando, lascia emergere anche un tono di violetta appena appassita. In bocca e’ setoso e delicato, carezzevole: seppur non privo di tannini, essi sono maturi, educati, come cipria fini, non ti disturbano, non ti aggrediscono. Allo stesso modo, la sua acidità è conciliante, rinfrescante:  è ancora discrezione, è educazione. Anche gustoso, pieno e potente: ma con levità, con un che di sfuggente, che invita a riberlo ed inseguirlo, bicchiere dopo bicchiere, con facilità incurante del suo spessore. Piace all’intenditore, ma appaga anche chi apprezza la semplice beva. Eccellente su un agnello o su formaggi a pasta molle tipo Camembert, o perfino su una pasta con un buon ragù di carne, è un affidabile viatico per scoprire il territorio; tutto sommato, a prezzi ragionevoli. Eppure manca qualche cosa: sarà un po’ di complessità? Sarà piuttosto un pizzico di emozione? Sarà magari il ricordo dell’antica battaglia, a raggelar la terra e le vigne; a negare, di fronte alla memoria dell’orrore, l’abbandono al pieno piacere?

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