Toscana igt 2009 Ormanni

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Diciamolo subito: è col cuore che parlo di questo vino, perchè lui al cuore parla. Vai a Poggibonsi, lasciala laggiù nella conca dove scorre l’Elsa, inerpicati per l’anfiteatro glorioso dei poggi che la circondano. Vai da Ormanni. Cantina storica nel ventre della collina e l’occhio che spazia laggiù oltre il poggio, fra borri e verdi valli.  Questo IGT: è il vino piccolo, il base che imbottigliano. Non te ne dico – amico, amica mia- il risibile prezzo! Al super ti avvelenano con molto di più. Qui hai un vino vero. C’è sua maestà sangiovese ed un poco di merlot ad ingentilirne l’autoritario dominio: e che c’è di male a trovarvi l’uva franzesa? Qui hai un 2009 e nasconde un mistero: ancora tutto dell’inarrivabile Maestro Gambelli o già col tocco di un allievo diletto, Paolo Salvi? Vorrei che qualcuno più di me informato ci svelasse il rebus, ma che importa? Come nelle botteghe d’arte rinascimentali l’allievo rilevava il tratto del maestro a compiere un paesaggio, un dettaglio, una figura, così noi possiamo pensare in questo vino una romantica staffetta, da una mano sapiente e antica ad una giovane e forte. Lo apro e lo ossigeno per un’ora nella sua bottiglia scolmata appena. Non l’ho certo ben trattato: viaggi e due anni di stoccaggio in uno sgabuzzino caldo. Ma eccolo nel bicchiere, e che importa il resto? Lo vedo bellissimo, femminile, seducente, in un perfetto rubino che è trasparente ma non pallido, rifrangente. Staresti a guardarlo e riguardarlo, ad incantarti come per una breve filastrocca accanto al fuoco. Ma poi al naso: così Sangiovese, eppure non ti nasconde il Merlot; chiaro , trasparente, onesto. E di una complessità che spiazza, non certo da vinello: qui hai frutta a bacca rossa (ciliegie e lamponi) sia fresca che candita. E hai pure quella nera: susine, ma ben fresche,appena colte; e mirtilli perfino. Hai classicamente fiori: rose e violette; hai poi  spezie dolci: noce moscata; un tocco delicato, al limite dell’impercettibile, di cannella. E già hai le foglie bagnate, la torba, il sottobosco, il petrolio se ti attardi ad attenderlo nel bicchiere. Bevilo ora, sulla bocca godilo, ascolta il suo giocare, come avanza articolato e ritmato: cosi’ saporito e leggero, di corpo appena più che medio e tuttavia saldissimo; tannini non ingombranti ma presenti: belli fini, maturi. Epperò, l’acidità: così alta per un vino di questo tipo, ferma, che ti fa salivare a lungo e ti pulisce e rinfresca la bocca; ma non prevarica mai, perché c’è sostanza qui, c’è quell’intensità di frutta matura, di sapori, che ne fa un’acqua profumata e gustosa, sapida, che a lungo permane e ti dà gioia. Ti parla, è chiaro, delle vigne di Ormanni, dove il sangiovese è forte, maschio. Eppure quanta grazia ha! Eppure ti sa dire un discorso più ampio: porta con onore, più di mille altri  pretenziosi, sull’etichetta il nome “Toscana”. E proprio questo vino indicherei a chi la Toscana enologica vuol scoprire: per il suo essere insieme contadino e per signori; per il suo danzare leggiadro, innocente, tra passato e futuro, tra miseria e nobiltà. Io -appunto- sui cibi della campagna l’ho gustato: pappa col pomodoro, rapanelli, grissini all’olio…ma non vedo limiti al suo abbinamento. Persino da solo sa esser compagno commovente e gentile.

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