Haut Medoc 1998, Chateau Lanessan.

Bordeaux, quattordici anni fa. Cambiava un mondo, una tradizione plurisecolare, di quei vini che si chiamavan Claret, fini e austeri. Nuove tecniche giungevano, nuovi stili,nuove aggressività commerciali e mediatiche. Il piccolo Chateau Lanessan, nel ‘98, restava ancora un po’ appartato: produceva questo vino poco concentrato, scarico, oggi ormai un po’ granato, che ripropone con riservatezza quelle note di legni bagnati, di spezie gentili (la noce moscata, il ginger), sottilmente balsamiche, tipiche dell’Haut Medoc, per un profilo elegante, fresco. E’ un fascino discreto il suo, antico. Non è un vino che strappa l’appaluso, come un grande mattatore che monologhi sul palcoscenico; piuttosto, partecipa di un dialogo garbato, intimamente familiare: questa volta, con una zuppa di cipolle alla toscana (con l’extravergine, senza burro o formaggio). Di lì a poco,anche a Chateau Lanessan le cose sarebbero cambiate: controlli elettronici delle temperature di fermentazione e, dopo otto generazioni, una nuova mano a condurre le danze.

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